Da quasi mille anni nel cuore di Roma, la Casa dei Crescenzi ha rischiato più volte la demolizione: oggi è un raro gioiello medievale salvato per un soffio.
Da quasi mille anni resiste nel cuore di Roma, affacciata sul Foro Boario, ma la sua sopravvivenza non è mai stata scontata: stiamo parlando della Casa dei Crescenzi, uno di quegli edifici che raccontano una storia fatta di crolli, trasformazioni e rischi estremi. Guardandola oggi, incastonata tra architetture più recenti, è difficile immaginare che questa antica dimora medievale sia stata a un passo dalla demolizione. E, soprattutto, che si sia salvata solo grazie a una serie di coincidenze e scelte decisive.
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Roma, la Casa dei Crescenzi: un palazzo medievale nato per controllare il Tevere (e salvo per un soffio)
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La Casa dei Crescenzi fu costruita tra l’XI e il XII secolo dalla potente famiglia Crescenzi per controllare il traffico sul Tevere e il passaggio sul Ponte Emilio, l’attuale Ponte Rotto. Non era solo una residenza, ma una vera casa-torre, simbolo di potere e controllo economico.
Nel corso dei secoli l’edificio cambiò più volte nome e funzione, venne parzialmente distrutto e riutilizzato persino come stalla e fienile, perdendo progressivamente il suo prestigio originario. Nonostante tutto, la struttura principale riuscì a rimanere in piedi, attraversando indenne guerre, tumulti e anche il suo abbandono.
Il momento più critico arrivò negli anni Trenta del Novecento, quando i grandi interventi urbanistici del fascismo portarono alla demolizione di gran parte dell’area circostante per “liberare” il Campidoglio. Anche la Casa dei Crescenzi sembrava destinata alle ruspe. A salvarla, secondo le fonti, fu uno stratagemma: si narra che, sfruttando l’ammirazione di Mussolini per Cola di Rienzo, venne fatto credere al Duce che quella fosse stata la sua dimora. L’edificio fu così integrato nel nuovo assetto urbano grazie a un’ala di raccordo progettata dall’architetto Gustavo Giovannoni. Dal 1939, quindi, ospita il Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, trasformandosi così in un luogo di tutela e ricerca. Una salvezza arrivata davvero per un soffio, che ha permesso a Roma di non perdere uno dei suoi gioielli medievali più preziosi.
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