A Roma il 25 marzo c’era il rito delle zitelle: giovani in processione tra fede e carità. Una tradizione affascinante oggi quasi dimenticata.

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C’è una tradizione romana che sopravvive nei dettagli della memoria, fatta di riti, processioni e tradizioni oggi dimenticate. Il giorno dell’Annunziata, era una data speciale anche per un’usanza singolare che univa fede e carità. Protagoniste erano giovani donne e una cerimonia solenne nel cuore della città. Un rito che racconta un volto sorprendente della storia della città. Ma a Roma avevate mai sentito parlare della processione delle zitelle del 25 marzo?

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Il rito delle Ammantate: la “processione delle zitelle” del 25 marzo a Roma

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Tradizionalmente, ogni 25 marzo, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, si svolgeva la suggestiva processione delle “Ammantate”. Giovani ragazze, scelte nei rioni di Roma, sfilavano avvolte in mantelli bianchi e veli candidi, simbolo di purezza, reggendo un cero acceso.

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Disposte a coppie, raggiungevano la chiesa per partecipare alla celebrazione presieduta dal Papa. Al termine del rito, si inginocchiavano davanti al pontefice e ricevevano una dote: 50 scudi per sposarsi, 100 per entrare in convento.

Da dove arriva questa tradizione e qual era il suo significato?

Questa tradizione nasceva nel 1460 con l’Arciconfraternita della Santissima Annunziata, fondata dal cardinale Juan de Torquemada. L’obiettivo era chiaro: aiutare le giovani prive di mezzi, evitando che finissero nel giro dello sfruttamento e della prostituzione. Dopo anni di selezione, solo le ragazze considerate “degne” ricevevano il sussidio. Le doti, finanziate anche da donazioni papali e private, potevano arrivare a centinaia ogni anno.

Il rito fu interrotto nel 1870, ma resta una testimonianza potente di una Roma nella quale religione, assistenza e controllo sociale si intrecciavano profondamente.