Il Castello di Sermoneta, una macchina del tempo fra realtà e leggenda

Il Castello occupa il suo posto, dominante sulla Pianura Pontina, dal 1200: ha visto passare fra le sue stanze (e nei suoi sotterranei) la storia dei potenti del mondo
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Il Castello di Sermoneta, una macchina del tempo fra realtà e leggenda

E’ dall’inizio del duecento che il castello di Sermoneta si erge, imponente e placido, sulla pianura pontina: non si stenta a credere che sia nato come fortezza militare perchè ancora oggi la prima impressione che regala è di imponenza e di marzialità.

La cittadina di Sermoneta

La cittadina di Sermoneta ha una storia antichissima, che si intreccia a doppio filo con quella della famiglia Caetani, una stirpe di duchi e principi che acquistarono il Castello, nel 1297, direttamente da coloro che lo costruirono, gli Annibaldi. C’è da dire che Sermoneta era già lì al suo posto ai tempi di Virgilio, quando si chiamava Sulmo ed era abitata dai Volsci: fu un comune libero per secoli, fino all’arrivo dei Caetani che la sottomisero con la forza.

Oggi Sermoneta è una piccola gemma arroccata sulle prime pendici dei monti Lepini, caratteristica e suggestiva, panoramica e ricca di storia e di misteri: moltissimi di questi, inutile dirlo, risiedono proprio nell’imponente Castello Caetani.

Come ogni castello che si rispetti, anche quello di Sermoneta ha le sue segrete, le sue leggende e i suoi fantasmi: ma al di là di ogni storia fantastica, il Castello Caetani va visitato per quello che è, una gigantesca macchina del tempo.

E non potrebbe essere altrimenti, visto che tra le sue stanze si sono aggirati i grandi protagonisti della storia del mondo, da Lucrezia Borgia a Leonardo Da Vinci, da Federico II a Carlo V: si può osservare ancora intatto il baldacchino nel quale dormiva il signore del Castello, nella Torre del Maschio, sui muri delle sale affrescate si vedono ancora le firme dei cittadini illustri in visita e su una di queste si apprezza, ancora perfettamente conservato, un pentagramma inciso dal musicista Roffredo Caetani.

Graffiti e scritte, meno nobili ma sicuramente più veraci e da poco visibili anche al pubblico, si leggono nella Prigione del pozzo, dove hanno soggiornato generazioni di carcerati. “Lattuca bona e cicoria fratesca, ma un poco di carne di vitella forebbe meglio, ma la libertà è meglio di ogni cosa”, ha scritto qualcuno che aveva fame ma rimpiangeva anche la libertà, mentre qualcun’altro in vena di citazioni incideva: “Per tutto c’è il suo tempo e ogni cosa sotto il cielo accade nel suo momento”.

Testimonianze di vita vive e reali, stupefacenti nei loro colori e nella loro freschezza: ad ogni modo le prigioni del Castello Caetani non erano un luogo simpatico dove passare del tempo, basta visitare la claustrofobica “Impiaccatoia”, una stanza dell’ultimo piano quasi completamente al buio, salvo un’unica feritoia, più volte citata nei documenti e adibita agli interrogatori.

Stregati dall’atmosfera del posto, nel 1984 Roberto Benigni e Massimo Troisi scelsero le stalle del Castello come ambientazione per il loro “Non ci resta che piangere”: non a caso nella versione estesa del film i due protagonisti incontrano proprio Leonardo Da Vinci.

Tra segrete, cunicoli e passaggi segreti non possono mancare i caratteristici fantasmi del Castello, di cui ogni cittadino di Sermoneta potrà raccontarvi: se ne contano almeno due, fra cui un bambino morto forse violentemente proprio nel Castello, il cui spettro si aggirerebbe nei sotterranei. Non era un bambino qualunque, ma un principino: il suo ritratto si trova nella Sala del Cardinale e nessuno ne ha mai stabilito l’identità. Fa parte della tradizione di Sermoneta anche la storia del fantasma del giullare, un parente di Bonificio VIII che sarebbe stato fatto giustiziare e che ancora oggi, quando ne ha voglia, fa sentire ai visitatori il tintinnare triste dei suoi sonagli.

Informazioni turistiche

Pro Loco Sermoneta
Tel. +39 0773.30.312
Sito Web

Comune di Sermoneta
Via della Valle, 17
Tel. +39 0773.30.151
Sito Web del comune