Dopo oltre due secoli nascosto sotto la Sabina, riaffiora un antico acquedotto romano che svela nuovi segreti sulla gestione dell’acqua nell’Italia antica.

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Per oltre due secoli è rimasto nascosto sotto le colline della Sabina, citato solo in appunti antichi e ipotesi mai confermate: oggi, però, un antico acquedotto ritorna alla luce riaprendo una storia dimenticata e dandoci la possibilità di scoprire qualcosa di più riguardo alla gestione dell’acqua nell’Italia antica. Quella di questo complesso sistema idrico romano è infatti una scoperta che ci restituisce un’infrastruttura rimasta invisibile per generazioni.

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L’acquedotto perduto della Sabina: un enigma archeologico risolto dopo secoli

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La scoperta della quale parliamo riguarda un antico acquedotto collegato alla Villa dei Casoni, nei pressi di Montopoli di Sabina, individuato grazie a una serie di indagini archeologiche e rilievi topografici mirati.

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Per lungo tempo gli studiosi avevano solo indizi frammentari a riguardo: annotazioni settecentesche e riferimenti a una sorgente locale mai verificati sul campo. Oggi, invece, hanno potuto mappare con precisione un sistema idrico coerente e articolato, composto da cunicoli scavati nella roccia e collegati a una cisterna centrale. La tecnologia LiDAR e la mappatura tridimensionale consentiranno di studiare l’acquedotto senza interventi invasivi, proteggendo gallerie fragili e aprendo la strada a nuove ricerche

Non si tratta quindi di resti isolati, ma di un impianto organizzato che convogliava l’acqua dalle sorgenti naturali fino alla residenza, garantendo un approvvigionamento continuo. La struttura dimostra inoltre come anche nelle aree collinari della Sabina esistessero soluzioni ingegneristiche sofisticate, in grado di adattarsi alla morfologia del territorio e alle esigenze di una villa romana complessa.

Il percorso dell’acqua seguiva la pendenza naturale del terreno attraverso stretti tunnel sotterranei, intercettando diverse sorgenti e convogliandole in un’unica camera di raccolta. Prima di essere utilizzata, l’acqua veniva depurata in una piscina limaria, una vasca di decantazione che permetteva ai sedimenti di depositarsi sul fondo, rendendola più limpida per alimentare fontane, terme e giardini. L’intero complesso architettonico della villa era progettato attorno a questa risorsa: terrazze, ninfeo e vasche ornamentali dipendevano da un flusso costante.

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