L’invisibilità, la sperimentazione e l’importanza delle radici: Il Tre ci racconta il nuovo album ‘Invisibili’.

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Si intitola Invisibili il nuovo album de Il Tre: dodici tracce che rappresentano indubbiamente un level up per l’artista di Santa Maria delle Mole, sia artistico che umano. Lo si capisce già dal concept – accompagnato da immagini della fredda Islanda – che pur racchiudendo «tanti concetti» si concentra sui malesseri ma anche sulle soluzioni. «La verità – ci dice Guido – è che penso che ogni persona sia stata o si sia sentita invisibile in qualche particolare circostanza. È stata una delle mie paure più grandi da piccolo e, a volte, mi capita anche adesso. Quando passi da essere invisibile a essere notato dalle persone, che sanno che esisti e che stai percorrendo la tua strada, è una vittoria. La vittoria personale è far sì che gli altri si accorgano di te».

C’è una traccia particolarmente intensa in cui questo mood accarezza il tema della depressione: è Caos. «La depressione – dice Il Tre – può essere presente in forme lievi o gravi, ma può celarsi anche dietro a un sorriso».

A livello sonoro, il rapper sembra poi essere uscito dalla propria comfort zone concedendosi qualche esperimento. «C’è il falsetto sul ritornello di Invisibili – ci spiega – in studio tutti hanno detto Che figo, facciamolo. A livello musicale Techno Freestyle è invece una cosa nuova. Ma anche Blackout, che è quasi un pezzo anni ’90. In studio abbiamo lavorato all’unisono. Ci sono tante persone che lavorano e ognuno dice la sua, rispettando quello che piace a me e quello che voglio comunicare. In questo disco ogni pezzo ha una sua particolarità ed è un passo avanti rispetto al disco precedente».

A dispetto della sperimentazione, Guido è comunque rimasto fedele alle proprie radici, come dimostra la prima traccia Amen. «Non abbandonerò mai quel tipo di rap, quella tecnica che a me piace. – ci dice – È un valore aggiunto e, quando mi sento di utilizzarla, è come tirare fuori la skill principale che è la base di Cracovia». A proposito di Cracovia, Pt. 4 Il Tre aggiunge poi di trovare «positivo» il fatto «che ci sia aspettativa e ansia nel rilasciare un nuovo capitolo». «Vuol dire – sottolinea – che è stato un grandissimo successo. Pretendere di fare lo stesso successo di Cracovia, Pt. 3 è tanto, ma penso sia giusto rilasciare la parte 4 perché è bello quando le saghe continuano».

Nell’album pochi featuring ma ottimi: Nitro e Enzo Dong cantano in Coolin Break, mentre in Big Show c’è Nicola Siciliano. «Per Coolin Break volevo due rapper fortissimi. – commenta Il Tre – Nitro non ha bisogno di presentazioni e Enzo Dong stava bene sul beat. Big Show volevo fosse un pezzo quasi americano, da live. Nicola è un artista che fa tutto da solo, ha la visione più americana».

L’album si chiude infine con Lettera al padre, un capolavoro di penna e intimismo: «Quello che ho intorno è importante – dice Il Tre – perché, se insegui l’obiettivo, ciò che hai intorno ti deve far stare sereno. Mio papà è stato fondamentale, anche se in alcuni momenti ci siamo scontrati. Però raggiungere la serenità è il punto più alto di qualsiasi relazione padre-figlio. Mi piaceva l’idea di dedicargli un brano che non è una canzone, ma una chiacchiera. Son contento perché il disco si apre in un modo e si chiude in un altro». Mostrando l’evoluzione dell’uomo oltre a quella del rapper (tutt’altro che invisibile).