Roma al centro del dibattito per la Fontana di Trevi a pagamento: il modello divide, discute e interroga il futuro dei simboli urbani.

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Roma è finita al centro di un certo dibattito internazionale dopo l’introduzione del ticket per accedere alla Fontana di Trevi a pagamento. La scelta dell’amministrazione capitolina ha superato i confini cittadini e nazionali, accendendo l’attenzione della stampa internazionale e sollevando una serie di interrogativi sul futuro della gestione dei grandi simboli urbani. Il caso romano diventa così paradigma di un modello che divide e fa discutere non poco.

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Il Financial Times e la critica alla “città a tariffa” sulla questione della Fontana di Trevi a pagamento

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Dalle colonne del Financial Times, è venuta fuori un’analisi severa riguardo alla decisione del Campidoglio di introdurre un biglietto da 2 euro per avvicinarsi alla Fontana di Trevi.

L’articolo, firmato dalla storica e scrittrice britannica Alex von Tunzelmann, utilizza un’immagine potente e popolare: il celebre tuffo di Anita Ekberg ne La Dolce Vita. Una scena simbolo della libertà e della bellezza accessibile, che oggi – sottolinea l’autrice – sarebbe impensabile senza una coda e il pagamento del biglietto.

Secondo il celebre quotidiano, il punto non è solo economico o legato all’overtourism. L’introduzione del ticket segna un passaggio culturale più profondo: la trasformazione di uno spazio pubblico, pensato per il bene comune, in un luogo regolato da barriere fisiche e psicologiche. Una scelta che rischia di modificare radicalmente il rapporto tra cittadini, visitatori e patrimonio urbano, alimentando l’idea di una “città recintata”, dove la meraviglia diventa un servizio a pagamento.

L’amministrazione capitolina ha in realtà introdotto la misura come strumento necessario per gestire flussi turistici imponenti e garantire le risorse per la manutenzione del monumento. La Fontana di Trevi registra decine di migliaia di visitatori al giorno e il ticket, applicato ai non residenti in determinate fasce orarie, promette introiti significativi per le casse comunali. È quindi una risposta pragmatica a un problema strutturale.

Tuttavia, dopo il Pantheon a pagamento e il contributo d’accesso sperimentato a Venezia, con Fontana di Trevi, Roma apre la strada a una nuova fase nella gestione dei beni culturali: quella in cui anche i luoghi iconici dello spazio urbano quotidiano possono essere tariffati. Con il rischio che la città venga percepita sempre più come un parco tematico e sempre meno come un organismo vivo, abitato.

Photo Credits: Shutterstock