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Il freddo che oggi fa discutere, con termometri vicini allo zero e mattinate gelide, impallidisce se messo a confronto con ciò che l’Italia visse quarant’anni fa. Il 12 gennaio 1985 è una data che per meteorologi, appassionati e semplici cittadini resta impressa come uno spartiacque: una giornata inserita nel cuore di uno degli inverni più rigidi del Novecento, quando il gelo non fu una condizione persistente e diffusa su gran parte del Paese.

Quell’inverno non colpì solo le zone tradizionalmente più fredde ma travolse l’intera penisola, Roma compresa, che si ritrovò improvvisamente immersa in uno scenario più simile all’Europa orientale che al clima mediterraneo.

Quell’inverno estremo negli anni ’80

L’inverno 1984-85 fu il risultato di una configurazione atmosferica particolarmente rara e potente. A dominare la scena fu un vasto anticiclone di origine russo-siberiana, capace di convogliare sull’Italia masse d’aria continentale gelida, secca e molto densa. Questo blocco impedì l’arrivo di correnti più miti atlantiche, intrappolando il Paese in una morsa di freddo che durò settimane.

L’aria fredda, scorrendo da est verso ovest, trovò nel Mediterraneo un ambiente favorevole alla formazione di depressioni, che a loro volta alimentarono nevicate diffuse e temperature eccezionalmente basse, soprattutto durante le ore notturne.

Il 12 gennaio 1985: la notte dei record

La notte tra l’11 e il 12 gennaio 1985 rappresentò uno dei momenti più critici di quell’ondata di gelo. Le temperature scesero a livelli che oggi sembrano difficili persino da immaginare. Nella notte, Firenze toccò i -20°C, un valore rarissimo per una città dal clima relativamente mite. L’Aquila registrò -17°C, confermando la sua vulnerabilità alle irruzioni fredde continentali.

Verona arrivò a -15°C, mentre Milano, Torino e Bolzano scesero fino a -13°C. Valori che non solo misero in crisi i servizi essenziali, ma modificarono profondamente la percezione collettiva del freddo in Italia. Anche Roma visse giornate e notti rigidissime, con gelate diffuse, fontane ghiacciate e una sensazione di freddo continuo che durò ben oltre l’alba.

La nevicata storica che paralizzò le città

Accanto alle temperature record, l’inverno del 1985 è ricordato soprattutto per una delle nevicate più importanti della storia recente italiana. Milano fu l’emblema di quell’evento, con accumuli che in alcune zone superarono i 90 centimetri, trasformando la città in un paesaggio quasi irreale e mandando in tilt trasporti, scuole e attività produttive.

Roma sotto il gelo

Per Roma, il gennaio 1985 rappresentò una vera eccezione climatica. Abituata a inverni relativamente miti, la città dovette fare i conti con temperature ben al di sotto delle medie stagionali, strade ghiacciate e disagi diffusi. Le immagini dell’epoca mostrano fontane bloccate dal ghiaccio, automobili in panne e una capitale sorpresa da un freddo che sembrava non voler concedere tregua.

Il gelo prolungato causò danni alle infrastrutture idriche, alle coltivazioni dell’Agro romano e mise in difficoltà una città strutturalmente poco preparata a gestire condizioni climatiche così insolite ed estreme.