Roma non è solo un museo a cielo aperto, ma un atlante di civiltà: ecco quanti siti UNESCO ha e perché nessun’altra città è così.

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Che Roma sia una città straordinaria non lo mette in dubbio nessuno, ma la Città Eterna non è solo un museo a cielo aperto: è un intero atlante di civiltà stratificate, un luogo in cui ogni angolo sembra raccontare una storia diversa. Ma c’è un dato che, più di altri, fotografa la sua grandezza: il numero di riconoscimenti UNESCO. Un primato che non è fatto di singoli monumenti “da cartolina”, ma di un tessuto urbano enorme e vivo, capace di tenere insieme tremila anni di storia. Ma quanti siti patrimonio UNESCO ha Roma?

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Quanti siti UNESCO ha Roma e perché è un caso unico al mondo

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Roma è la città italiana – e del mondo – con più siti UNESCO e deve questo primato soprattutto a un riconoscimento che abbraccia un’area vastissima: il “Centro Storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella Città e San Paolo fuori le Mura”, inserito nella lista già nel 1980.

In realtà, a Roma e nelle sue immediate vicinanze ci sono 3 grandi siti iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, ma ognuno di essi racchiude centinaia di monumenti.

Non parliamo di un singolo luogo, ma di quasi 1.500 ettari di meraviglie: dal Colosseo al Pantheon, dai Fori Imperiali alle basiliche, fino a piazze barocche e palazzi rinascimentali. Nel 1990 il sito è stato ampliato includendo le mura di Urbano VIII e alcune proprietà extraterritoriali della Santa Sede.

Negli ultimi anni Roma ha rafforzato ancora di più il suo “profilo UNESCO”. Nel 2024, ad esempio, il Tevere nel tratto centrale è entrato nel Piano di Gestione UNESCO 2024-2030 come elemento distintivo da tutelare, insieme alle sponde e all’Isola Tiberina.

Sempre nel 2024, un altro simbolo ha conquistato il riconoscimento: la Via Appia, la “Regina Viarum”, antica strada consolare lunga circa 900 chilometri fino a Brindisi. Un tassello che si aggiunge al racconto di una città fondata, secondo la tradizione, nel 753 a.C. e passata dall’Impero alla cristianità, fino alla Roma contemporanea.

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