La scomparsa di Gino Paoli riporta l’attenzione sul cantautore e sul suo rapporto con Roma: perché non l’ha mai “amata”?
La scomparsa di Gino Paoli di ieri, 24 marzo, all’età di 91 anni, ha riportato l’attenzione su uno dei grandi protagonisti della canzone italiana, non soltanto dal punto di vista della sua poetica. Paoli è stato un artista capace di lasciare un segno profondo nella nostra società, anche nel rapporto con le città che hanno attraversato la sua vita. Tra queste, Roma occupa un posto particolare, ma del tutto diverso da quello che si potrebbe immaginare: scopriamo perché Gino Paoli non l’ha mai “amata”.
Gino Paoli e Roma: una città vissuta, ma mai davvero “amata”
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La città di Roma è stata per Gino Paoli una tappa fondamentale, soprattutto negli anni ’60 (quando la Capitale rappresentava il centro nevralgico dell’industria musicale italiana).
Per la Città Eterna, all’epoca, passavano radio, case discografiche e occasioni decisive per poter emergere in un mondo competitivo (nel quale all’epoca non c’erano né i social né l’immediatezza della rete). Tuttavia, a differenza di altri artisti, Paoli non ha mai indicato un luogo simbolico della città come proprio rifugio emotivo. E, anche se ha vissuto per anni a Roma, il suo legame più autentico è sempre rimasto con Genova, la sua città, matrice della sua identità artistica.
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Dunque, anche se a Roma non c’è un “luogo del cuore” di Gino Paoli, la Capitale entra nella sua storia attraverso alcuni episodi personali. Tra questi, il ricordo raccontato da Stefania Sandrelli di un momento condiviso a Piazza San Pietro. In uno dei luoghi più solenni del mondo, i due vissero un frammento di vita privata, lontano dai riflettori. Un episodio che sintetizza il rapporto tra Paoli e la Capitale: non fatto di appartenenza, ma di passaggi, incontri e ricordi sparsi, mai trasformati in radici definitive.
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