Oggi sede del Senato, Palazzo Madama fu anche casa di Caravaggio: una storia sorprendente tra arte, potere e vita nella Roma barocca.

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Oggi è uno dei luoghi simbolo della politica italiana, sede del Senato della Repubblica e cuore delle istituzioni. Eppure, tra le sue stanze e i suoi cortili, secoli fa si muoveva uno degli artisti più inquieti e rivoluzionari della storia dell’arte. Il legame tra Caravaggio e Palazzo Madama racconta una storia sorprendente, nel quale arte, potere e vita quotidiana si intrecciano nel cuore della Roma barocca.

Quando Caravaggio viveva a Palazzo Madama, la sede del Senato di oggi

Alla fine del Cinquecento Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, arrivò a Roma in cerca di fortuna. Dopo un periodo segnato da difficoltà economiche e lavori precari, la svolta arrivò grazie al cardinale Francesco Maria del Monte, raffinato mecenate e grande collezionista d’arte. Fu proprio lui a offrirgli protezione e ospitalità all’interno di Palazzo Madama, residenza aristocratica che oggi ospita il Senato italiano.

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Dal luglio 1597 l’artista visse quindi in quello che era uno dei centri culturali più vivaci della città. Il palazzo, legato ai Medici e frequentato da intellettuali, musicisti e nobili, rappresentò per Caravaggio un ambiente decisivo: qui entrò in contatto con committenze prestigiose e con una rete di relazioni che contribuì alla sua rapida ascesa artistica. In quelle stanze il pittore conobbe finalmente una fase di relativa stabilità dopo gli anni di povertà iniziali.

Nonostante la protezione del cardinale, il carattere inquieto di Caravaggio rese difficile una permanenza stabile in ambienti aristocratici. Spirito libero e spesso coinvolto in risse e controversie, il pittore preferiva la vita reale delle strade, delle osterie e dei vicoli di Campo Marzio, da cui traeva ispirazione per i suoi modelli e le sue scene pittoriche.

Dopo alcuni anni lasciò Palazzo Madama per cercare una casa propria nelle vicinanze, continuando però a gravitare attorno allo stesso quartiere artistico che comprendeva San Luigi dei Francesi, Sant’Agostino e Piazza Navona. Fu qui che sviluppò pienamente il suo linguaggio rivoluzionario, fatto di luce drammatica e realismo crudo, mentre la sua vita personale diventava sempre più turbolenta tra denunce, fughe e scontri con la giustizia.

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