Quadro esaustivo -e per certi versi migliore del previsto – sullo scenario delle imprese italiane in tema di sostenibilità

Alfonso Pecoraro Scanio, Stefano Zambon, Francesco Tamburella sono solo alcuni dei nomi che si sono alternati sul palco dello Stadio Domiziano di Roma per il terzo congresso Future Respect, l’appuntamento annuale dedicato alla sostenibilità che quest’anno si è arricchito di confronti, riflessioni e spunti arrivati direttamente dai più giovani, i cosiddetti esponenti della Gen Z.

Il quadro che è stato tracciato sullo scenario delle imprese italiane è stato esaustivo e per certi versi migliore delle attese: grande il successo di pubblico, a dimostrazione dell’interesse tangibile intorno a questi temi.

Nel mondo del lavoro, la sostenibilità aziendale è una scelta di campo ben precisa” ha spiegato dal palco di Future Respect Mario Baccini, Presidente – Ente Nazionale per il MicrocreditoFare utili è importante, ma lo è anche curare tutti quelli che lavorano in azienda e soprattutto attuare quell’economia circolare che consente anche di non disperdere energie nell’ambiente. È altrettanto fondamentale quindi. Un’azienda che abbraccia questa sostenibilità aziendale significa che ha corso coi tempi anche perché in Europa – e nello stesso governo italiano – sono previsti dei provvedimenti di premialità nei confronti delle aziende che attuano la sostenibilità aziendale. È uno dei pilastri, tipico delle nostre aziende. Chi non attuerà la sostenibilità aziendale rimarrà fuori. Ecco quindi il primo concetto: avere una cultura di sostenibilità significa attuare un sistema, un meccanismo di economia circolare all’interno del quadro economico, dove fare utili non significa uccidere tutto quello che c’è intorno. Questa cultura è fondamentale per il futuro delle nuove aziende”.

Bisogna capire che la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale e gestionale” ha spiegato Francesco Tamburella, Presidente di Consumerlab,“Il made in Italy è molto florido ma ha una debolezza: non è ancora profondamente convinto dell’importanza di documentare la propria sostenibilità, cioè il proprio modo di produrre e di presentarsi al pubblico, nel rispetto quindi dei famosi criteri ESG”. 

“L’Italia, magari differentemente dalle percezioni che si possono avere, non è messa male rispetto al contesto europeo internazionale” ha proseguito Stefano Zambon, Segretario Generale OIBR. “I dati di sostenibilità sono abbastanza diffusi e relativamente conosciuti, ma la strada da fare è molto lunga e certamente si può fare molto meglio. Si dovrà tassativamente fare meglio dal prossimo anno, con l’entrata in vigore – anche nell’ordinamento italiano, quindi nell’ordinamento giuridico – della nuova direttiva europea sul reporting di sostenibilità, obbligatorio per le imprese con un fatturato superiore i 40 milioni di euro e un attivo di 20 milioni. Stiamo parlando di dati, di governance, di sistemi operativi di sistemi informativi, di nuove competenze del management, di un nuovo modo di effettuare gli investimenti. Quindi in realtà come professore di Economia aziendale Università di Ferrara posso dirvi che è veramente una rivoluzione… e la rivoluzione della sostenibilità e del reporting di sostenibilità cammina sulle gambe dell’informazione. Quindi la sostenibilità si sposa con l’informazione e l’informazione dà corpo e sostanza alla sostenibilità”.

“Io credo che oggi si faccia troppa comunicazione, una comunicazione che a volte è fuorviante per i consumatori. Parlare di green washing oggi rispetto ai bilanci di sostenibilità che a volte non sono veritieri è una comunicazione che non corrisponde e non è vera, non è trasparente anche nell’informazione, nei prodotti che si usano, nelle etichettature. Io credo che le associazioni dei consumatori insieme a Future Respect e ad altre associazioni riconosciute nel GNC dovrebbero creare un network per certificare le cose che si dicono, i “proclama” delle aziende e per vedere quindi insieme come possiamo incidere. Perché io credo che ci sia anche un aspetto normativo ma anche del nostro organismo di rappresentanza che lo dobbiamo rendere più incisivo e più adeguato ai tempi che attraversiamo” Così ha concluso Carlo de Masi, presidente di Adiconsum, nella seconda giornata di lavori di Future Respect, lanciando una collaborazione tra tutti gli organi di business reporting preposti.