9, il ritorno rock dei Negrita: ‘È un lavoro dell’anima’

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Uscirà nei negozi il 24 marzo 9, il nuovo album – il nono, per l’esattezza – dei Negrita, prodotto da Fabrizio Barbacci e distribuito dalla […]
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Uscirà nei negozi il 24 marzo 9, il nuovo album – il nono, per l’esattezza – dei Negrita, prodotto da Fabrizio Barbacci e distribuito dalla Universal Music.

LA NOSTRA INTERVISTA AD ARISA

L’album contiene 13 brani che riportano la band – ora composta da Pau, Mac e Drigo – alle sue origini puramente rock: una ricetta che viene “dall’anima”, come confessa la stessa band alla stampa durante la conferenza di presentazione del disco.

 

Negrita: da Jesus Christ Superstar a 9 tra influenze rock e anni '80

“L’anno scorso abbiamo fatto Jesus Christ Superstar a Roma, al Sistina, per due mesi. – racconta Pau – Per noi è stata un’esperienza ‘straniante’, perché innanzi tutto non siamo abituati ad essere residenziali e poi non siamo degli specialisti né degli amanti del musical, ma ci siamo trovati nell’unico musical che poteva stare addosso a noi e che almeno io amavo sin da bambino. Quindi grandissima soddisfazione a farlo, ma i tempi si sovrapponevano a quelli della discografia. Noi eravamo mattina e pomeriggio in studio a Roma a comporre e ad arrangiare i pezzi di questo album e ogni sera eravamo invece al Sistina a rappresentare un’opera a parer nostro stupenda. È ovvio che in qualche modo le due cose si siano toccate e influenzate, tanto da farci venir voglia di affrontare un certo tipo di sound che si è formato proprio in quegli anni, verso la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70. È una commistione che a noi piace. Appena dici crossover, miscellanea o mescolanza ci si accende qualche lampadina (ride, ndr). Va da sé che volevamo fare un disco di cuore, di emozioni profondamente radicate, per cui non poteva mancare qualche piccola striatura degli anni ’80, a cui noi apparteniamo. Diciamo che per noi è un lavoro dell’anima”.

Lo studio irlandese Grouse Lodge e la curiosa copertina dell'album

Il disco è stato registrato al Grouse Lodge (a Rosemount, in Irlanda) ed è Drigo a spiegare come è stato cambiare ‘nazione’, sostenendo che alla band piace registrare gli album allontanandosi dalla routine, prediligendo tuttavia posti 'residenziali': “Amiamo gli studi che ti danno la possibilità di registrare, ma anche di rimanere in loco e quindi mangiare e alloggiare lì. Questo sttudio ci è stato consigliato, coome spesso accade, da un amico e aveva le caratteristiche che a noi servivano: era immerso nella campagna, nel silenzio, lontano da distrazioni e aveva dei requisiti tecnici che spaccavano. È stata una bella scoperta”.

Se vi state incuriosendo, sappiate che la foto scelta come copertina dell’album è stata scattata proprio nella cornice bucolica dello studio irlandese (pare che nell’intonaco si nascondano anche i volti dei membri della band, li avete notati?) e che anche Michael Jackson ha scelto il Grouse Lodge come luogo in cui sviluppare la propria creatività per ben sei mesi.

 

Poser, la canzone anti-talent e anti-tv

Impossibile non chiedere poi un commento su Poser, secondo brano dell’album che ‘critica’ in modo bonario i talent e le popstar di oggi. “Il testo di Poser è scritto a quattro mani con Il Cile – commenta Pau – ed è stato divertente da scrivere, perché volevamo un po’ ironizzare e assolutamente non prenderla sul serio. A volte anche scherzando si possono però dire delle buone verità. È vero che siamo qui a rimarcare una certa origine: non esistono più o non vogliamo più far esistere band o artisti che arrivano direttamente dalla strada, non esistono più i club, forse non esiste più neanche un pubblico fisico che si sbatte uscendo di casa d’inverno per andare in un club umidiccio a sentire musica. Però per quanto ci riguarda è la nostra storia e pensiamo che la musica che tutti noi ascoltiamo da decenni sia nata in questo modo. Quello che sta succedendo adesso alla musica e, mi viene da dire naturalmente anche alla televisione, è una cosa nuova ed è anche giusto che ci sia, ma mi scoccia che non ci sia l’alternativa”.

“Si ha la sensazione – continua Pau – che non si voglia più verità, ma solo dei format e dei prodotti preconfezionati. Sono sempre esistiti, solo che per fare un esempio le cose pop preconfezionate degli anni ’60 erano la Motown… Tra l’altro io devo dire che quando sono a casa i talent mi viene naturale seguirli, quindi esercitano un certo fascino su chiunque. Vedo soprattutto X Factor, perché mi sembra un format fatto da Dio, è un format semplice, perché porta dentro gente con la bava alla bocca e che ha voglia di diventare qualcuno ed è giustissimo. Va da sé che gli autori ci perdono e gli interpreti vincono sempre. Io ho visto ragazzi bravissimi, altri per cui mi dispiace, perché dopodomani torneranno a fare il lavoro che facevano prima. Per loro provo un po’ di solidarietà, da musicista a musicista”.

“C’è un piccolo episodio che penso possa far capire qual è il nostro atteggiamento nei confronti della televisione e dell’apparire. – aggiunge Drigo – Quando è uscito il nostro primo album, Cecchetto andò fuori di testa e ci invitò a Vota la voce. Noi eravamo una band pronta a suonare soprattutto nei club, quindi accettamo però volevamo suonare live. La risposta fu che non potevamo suonare live, altrimenti avremmo creato un precedente per cui tutti avrebbero voluto suonare live. Quindi rifiutammo, ma rifiutammo un’occasione, perché quell’album attirò molto l’attenzione della critica, non fu promosso e venimmo radiati da Radio Deejay. La televisione ci viene proposta o imposta, ma non è il nostro obiettivo”.

 

1989 e il nuovo tour

Tra i 13 brani spicca 1989, tenuto nel cassetto per ben 11 anni, che racconta “ciò che eravamo in quegli anni lì, quando ci siamo formati sia come uomini che come musicisti”. Infine, i Negrita ci regalano qualche anticipazione sul live. “Siamo in fase di allestimento – spiega Mac – e in piena fase di prove. L’idea è quella di portare comunque uno spettacolo di musica rock, di musica più vera possibile. Abbiamo due nuovi elementi nel gruppo, uno è Ghando, un polistrumentista che ha già partecipato al tour teatrale acustico. A lui sono affidati i tasti bianchi e neri. E poi c’è il bassista nuovo, Giacomo Rossetti, che con noi suona già da un anno, ma non aveva ancora fatto una serata vera e propria dal vivo”.

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