‘La Cura’, Francesco Mandelli: «La cura per l’infelicità? Godersi il presente»

Alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Progressive Cinema, il film 'La Cura' con Francesco Mandelli. La nostra intervista.
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Si intitola La Cura il nuovo film diretto da Francesco Patierno – presentato alla Festa del Cinema di Roma – liberamente tratto da La Peste di Albert Camus con Francesco Mandelli tra i protagonisti. La Cura è il racconto di una troupe cinematografica che, durante i giorni più duri del lockdown, gira un film tratto proprio da La Peste di Camus. Alternandosi tra realtà (le vite degli attori) e finzione (gli attori che interpretano i personaggi de La Peste), il film piano piano unirà i due piani narrativi diventando la messa in scena dell’opera di Camus. Ma esiste realmente una cura per l’infelicità?

«Io penso che la cura per vivere sereni e felici sia godersi il presente. – ci dice Mandelli – Stare nel qui e adesso. So che sembra banale, ma non lo è. Bisogna tornare ad essere coscienti di quello che stiamo vivendo e non proiettarci verso il futuro. Questa cosa crea ansia. Guardatevi in questo momento. Se siete felici va bene, se vi manca qualcosa capite come trovarla in questo momento. Il qui e ora è la soluzione, la cura».

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La Cura è di fatto più di un racconto, più di un adattamento. Anche più di un film, per certi versi. Ci tiene a sottolinearlo Francesco, perché – dice – «nasce dal fatto che Patierno e Francesco Di Leva durante il lockdown sono usciti e hanno girato queste immagini di una Napoli deserta. In seguito, hanno costruito il film».

«Mi ha attirato moltissimo il fatto che sia un film sperimentale. Mi ha tirato fuori da una mia zona di comfort. Ringrazio Patierno per avermi fatto fare un ruolo diverso da quelli fatti in precedenza e che gioca sul confronto tra vita reale e finzione».

Francesco Mandelli

Francesco Mandelli e il valore degli errori

La Cura è un film che parla della pandemia. Un momento, per Mandelli, di «grande serenità».

«Avevo la mia famiglia vicino e siamo stati bene. – dice – Abbiamo cercato di non lasciarci sopraffare dalla paura. La libertà sicuramente è un valore maggiore adesso. Mentre giravamo il film, ho tuttavia cercato di andare a riprendere momenti della vita in cui son stato senza appoggio. Il mio personaggio ha paura e vuole scappare. Quando fai questo mestiere, pensi spesso di aver sbagliato tutto. Ho voluto recuperare quel sentimento».

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E alla domanda sui possibili errori della sua vita e carriera, Mandelli replica: «Della professione non me ne frega niente, ma ho capito che il lavoro non è tutto. Credo che gli errori si fanno, perché si fanno, e non devono essere vissuti con il rimpianto. Ma con la felicità di averli fatti, perché poi si impara. Bisogna pensare che serva tutto per andare nella direzione che vuoi, che l’universo cospiri per renderti felice».

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