Alla chiusura di Milano Cortina 2026 emoziona l’inno francese rivisitato: un momento simbolico che guarda già alle Olimpiadi del 2030.
La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 ci ha regalato momenti spettacolari e simbolici, ma tra i passaggi più commentati della serata c’è stato quello dedicato ai nostri vicini d’Oltralpe con l’esecuzione dell’inno nazionale francese, la Marsigliese. Tra musica, scenografie e prospettive future, il pubblico ha assistito a un momento carico di significato che ha acceso discussioni e curiosità, proiettando già lo sguardo verso i prossimi Giochi olimpici invernali, quelli che si terranno proprio in Francia nel 2030.
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L’inno francese rivisitato conquista il pubblico alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Uno dei momenti più emozionanti della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è stato senza dubbio la reinterpretazione dell’inno nazionale francese, proposta in una versione più solenne e orchestrale. La scelta non è stata casuale: si trattava infatti del simbolico passaggio di testimone verso i Giochi invernali del 2030, che si svolgeranno nelle Alpi francesi.
La nuova versione dell’inno ha colpito tutti grazie alla sua intensità emotiva e per l’impostazione scenica, pensata per accompagnare il cambio di era olimpica. Molti hanno definito l’esecuzione “meravigliosa”, sottolineando come musica e coreografia abbiano trasformato il momento in uno dei più suggestivi della serata. Allo stesso tempo, però, non sono mancate osservazioni sul grande spazio riservato alla delegazione francese durante una cerimonia dedicata alla conclusione dei Giochi italiani.
A far discutere ulteriormente è stata anche un’altra ipotesi emersa durante l’evento: la possibilità che alcune gare delle Olimpiadi francesi possano svolgersi fuori dai confini nazionali. In particolare, si parla del pattinaggio di velocità, disciplina per la quale la Francia non disporrebbe attualmente di impianti adeguati.
Tra le soluzioni valutate ci sarebbe un ritorno in Italia, con Torino indicata come possibile sede grazie alle strutture già esistenti e all’esperienza maturata con i Giochi del 2006. L’idea ha diviso opinione pubblica e addetti ai lavori: per alcuni rappresenta un esempio concreto di cooperazione europea nello sport, mentre per altri evidenzia difficoltà organizzative francesi o un eccessivo protagonismo transalpino durante la cerimonia di chiusura.
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