Il sogno giallorosso di vedere il nuovo stadio a Pietralata rischia di incappare in un ostacolo… millenario. Resti di una villa romana, cunicoli e cisterne sono venuti alla luce nell’area scelta per il futuro impianto, e la Soprintendenza ai beni culturali ha alzato il cartello rosso: prima di iniziare qualsiasi lavoro, è necessario completare gli scavi e studiare il sito.

Secondo un documento riportato dal Fatto Quotidiano, la Soprintendenza solleva quattro criticità principali: innanzitutto attende la comunicazione per la ripresa degli scavi, interrotti a giugno. Già nel 2024 erano state richieste modifiche per evitare “interferenze dirette” con il sito archeologico, mai adottate dal club. Ora la Roma deve fornire spiegazioni, soprattutto perché in corrispondenza della villa è prevista una grande rampa con opere di fondazione.

Il ministero sottolinea che “il complesso deve essere riportato alla luce” e studiato approfonditamente, comprese le gallerie emerse lo scorso anno. Anche l’area tra la villa e la cisterna andrà scavata, vista l’alta probabilità di ritrovamenti e il rischio archeologico. Si tratta di prescrizioni previste dalla delibera di pubblico interesse, che il Comune deve vigilare vengano rispettate, e che sono uno dei punti chiave per i comitati contrari all’opera.

L’AS Roma, dal canto suo, ha risposto assicurando che non ci sarebbero interferenze con il progetto e che gli scavi riprenderanno a breve, rispettando le prescrizioni. Dalla società trapela fiducia, convinta che non emergerà nulla di problematico. Tuttavia, resta da vedere se la nuova gestione degli stadi guidata da Massimo Sessa riuscirà a superare i paletti archeologici senza ulteriori ritardi.