Idi di Marzo: quella frase che non fu mai detta. Le curiosità che in pochi conoscono

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Il 15 marzo si ricordano le Idi di marzo e l’assassinio di Giulio Cesare: ma sapevate che in realtà la celebre frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” non fu mai detta?
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Le idi di marzo sono una data importantissima dell’antico calendario romano, che coincide con l’uccisione di Giulio Cesare avvenuta il 15 marzo del 44 a.C.: sapevate però che la famosa frase “Tu quoque, Brute, fili mi” non fu mai pronunciata?

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Idi di marzo e assassinio di Giulio Cesare: la celebre frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” in realtà non fu mai detta. Foto: Shutterstock

Idi di marzo: la frase “Tu quoque, Brute, fili mi” non fu mai pronunciata

Andiamo con ordine. Alle Idi di Marzo del 44 avanti Cristo, Giulio Cesare morì sotto i colpi di ventitré pugnalate e, si narra, riconoscendo tra i suoi assassini il volto di Marco Giunio Bruto, abbia pronunciato la celebre frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (“Anche tu, Bruto, figlio mio!”).

La realtà, però, è un po’ diversa e quella frase non fu mai pronunciata.

A quanto pare, con il passare dei secoli e la formazione del mito di Giulio Cesare, infatti, l’intera faccenda è andata ingigantendosi. Secondo lo storico Svetonio, l’imperatore non emise alcun suono se non un gemito dopo il primo colpo, in seguito al quale si avvolse compostamente la tunica addosso.

Tra l’altro, pare assai improbabile che abbia parlato in latino, dato che all’epoca la lingua utilizzata dalle élite era il greco ed alcuni racconti narrano che Giulio Cesare avesse detto: “Καὶ σὺ, τέκνον”, ovvero “Anche tu, figlio?”.

Quindi, non solo la celebre frase “Tu quoque” probabilmente non fu mai detta da Giulio Cesare alle Idi di Marzo, ma non è nemmeno chiaro quando e come sia nata e si sia diffusa la tradizione che l’accompagna.

Perché il 15 marzo si portano fiori sulla tomba di Giulio Cesare?

A Roma è nata anche un’altra tradizione, riguardante l’Ara di Cesare al Foro Romano. Fu lì che Giulio Cesare fu bruciato dopo essere stato assassinato.

Ogni 15 marzo, dunque, tantissime persone si recano al Foro Romano per lasciare fiori, rose, monetine o altri effetti personali. Un evento al quale ogni anno partecipano i cittadini capitolini ma anche i turisti provenienti da tutto il mondo, che a Roma vogliono lasciare un ultimo saluto a Giulio Cesare.

Considerato da molti italiani il padre della Patria, con la sua aurea e il suo mito Giulio Cesare è di certo uno degli imperatori più iconici della storia di Roma. È per questo che ogni anno, alle idi di Marzo (nonostante, come abbiamo già visto, la celebre frase “Tu quoque” non fu mai detta), centinaia di persone vogliono omaggiare la sua memoria.

Idi di marzo: data storica diventata un modo di dire

“Guardati dalle idi di marzo” è il modo di dire per mettere in guardia qualcuno da un pericolo imminente che lo minaccia. La sua origine è collegata ad un fatto storico di grande importanza avvenuto il 14 marzo del 44 a.C.

Idi di Marzo nel Giulio Cesare di Shakespeare

Il famoso omicidio venne poi raffigurato in numerose opere d’arte, nonché trattato nel “Giulio Cesare” di Shakespeare, nella poesia di Costantino Kavafis intitolata “Idi di marzo”.

Foto: Shutterstock

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