Improvvisamente, agli occhi del grande pubblico amante della musica pop, Antonello Venditti appare più romano che mai. Così romano, da potersi permettere di ricordare Pasquino. Con la celebre statua parlante in comune ha la libertà, guadagnata sul campo, di poter parlare come vuole di quello che vuole. Nessuno si scandalizzi. Certo Venditti è un cantautore, innocuo, direbbero i più, concentrato più sul raccontare Roma (tanto che Guzzanti ne ha fatto una fantastica parodia) e gli amori. Forse per merito dell’età, Venditti si sta raccontando con una libertà che solo il suo status di romano, di confidente e amico cantastorie gli permettono. Rimane il cantautore che l’Italia ama, ma ora si concede in scioltezza, commenta e bacchetta, insomma ha la statura per essere un personaggio più completo di quanto ci si aspetti, come nel suo ultimo libro Nella Notte di Roma, che l’editrice Rizzoli racconta così:

 

Quali sono i vizi di cui Roma e i romani si macchiano quotidianamente, ormai quasi senza accorgersene? In questo pamphlet appassionato, feroce e al tempo stesso ironico come è nel suo stile, Antonello individua i veri peccati capitali di Roma: dal peccato di bruttezza, responsabile per esempio della devastazione architettonica di ampie parti della città, al clientelismo che s’impara fin da piccoli, fino al peccato di purezza che, in un mondo spietato e orientato esclusivamente al profitto, è decisamente il più grave. Attraverso la sua voce, Venditti rivolge un appello a Roma e all’Italia per salvare la sua città, tracciando al contempo un percorso esistenziale fatto di musica e ricordi.

 

In parte basato su fatti realmente accaduti, in parte romanzato, il libro gode proprio della libertà e serenità artistica raggiunta da Venditti, che ormai è stabile, sul palco dei grandi, accompagnato da tutti i suoi collaboratori che lo aiutano nella creazione degli suoi concerti che ormai sono veri e propri spettacoli.