Antonio Fresa e Pasquale Catalano sulle musiche di ‘Arnoldo Mondadori’: «Periodo fondante per la società contemporanea»

Antonio Fresa e Pasquale Catalano ci raccontano la colonna sonora di 'Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare'. Intervista.
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Antonio Fresa e Pasquale Catalano sulle musiche di ‘Arnoldo Mondadori’: «Periodo fondante per la società contemporanea»

Arnoldo Mondadori. I libri per cambiare il mondo arriverà il 21 dicembre in prima serata su Rai1. A firmare la colonna sonora della prima docu-fiction dedicata alla storia dell’editore italiano sono i compositori Antonio Fresa e Pasquale Catalano per Edizioni Curci. In uscita – in formato digitale – dal 22 dicembre, la colonna sonora cerca «di svelare le sfaccettature del carattere dell’editore lombardo, anche quelle più spigolose, e contemporaneamente descrivere quello che è stato un periodo irripetibile della storia del paese e dell’editoria», dicono Fresa e Catalano.

Ciao Antonio, ciao Pasquale. Inizierei da questa vostra dichiarazione. In che modo avete lavorato su questi due aspetti?
«La musica diventa spesso uno strumento di indagine in quanto riesce ad accompagnare l’attenzione dello spettatore verso singoli aspetti della drammaturgia. Seguire lo sguardo, le perplessità o le intemperanze di un personaggio con una partitura che ne sottolinei questi aspetti dovrebbe garantirci la possibilità di allargare la percezione e l’attenzione lì dove il gesto registico e la sceneggiatura suggeriscono». 

Avete approfondito, per questa colonna sonora, anche la figura di Arnoldo Mondadori? E c’è qualcosa che vi ha sorpreso della sua storia?
«La storia di Mondadori è una storia fortemente legata ad un periodo fondante per la società contemporanea. Mondadori è uno di quei capitani d’impresa che hanno meglio interpretato le esigenze di una società in rapidissimo cambiamento e soprattutto lanciata verso l’emancipazione culturale e politica».

È una colonna sonora sicuramente musicalmente poliedrica, penso a tracce come Vate Swing o Ungaretti, con una caratterizzazione molto forte. In che modo avete differenziato i vari momenti mantenendo però un unico fil rouge?
«Questa è un po’ la peculiarità del compositore di musica da film. Riuscire a lavorare su generi tanto diversi tra loro mantenendo una centralità tematica o armonica che sia omogenea in tutto il film. Stesso discorso vale per l’aspetto timbrico e quindi per la scelta degli strumenti, è importante poter migrare creativamente da un ensemble all’altro senza perdere identità compositiva».

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Volevo chiedervi qualcosa della traccia Arnoldo, che penso sia il cuore di questa colonna sonora (ma magari sbaglio).
«Forse questa traccia ci porta a pensare che sia il cuore del film soprattutto per un aspetto drammaturgico più che musicale. È il momento clou del film, la Mondadori diventa non più la creatura di Arnoldo, ma in un certo senso esperienza collettiva di un intero paese. Ed è proprio in questo momento che Mondadori torna ad essere Arnoldo, una persona che ha lottato per realizzare il suo progetto e che porta con sé tutte le sue fragilità e incertezze di uomo e di padre».

C’è qualcosa che cambia quando si lavora a un docufilm rispetto a un prodotto di fiction?
«L’aspetto documentale è di prioritaria importanza. Si parla di una storia vera. La finzione è solo nel mezzo, il cinema. Ma la narrazione è materia tangibile, documentata e appartenente a tutti. Partendo da questa consapevolezza è giusto fare ricerca, porsi delle domande e successivamente scrivere musica».

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