La Weinstein Company dichiara la bancarotta: la celebre casa di produzione, dietro a film come Django Unchained, si trova costretta a chiudere dopo lo scandalo e le accuse di molestie rivolte a Harvey Weinstein.

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Weinstein, in bancarotta la casa di produzione: dopo lo scandalo, la fine di un’era

Era una conseguenza prevedibile, visto l’enorme scandalo che ha colpito Harvey Weinstein. Ora, però, da oltreoceano arriva la notizia definitiva, quella che segna realmente la fine di un’epoca e – più in generale – la fine di un uomo, senza più potere né influenza.

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La Weinstein Company, società di produzione cinematografica fondata – appunto – da Harvey Weinstein, è pronta ad annunciare la bancarotta, come riportano le maggiori testate statunitensi. La news è iniziata a circolare domenica sera e sembra definitiva: a nulla sono valsi i tentativi di vendere la compagnia, troppo compromessa dagli scandali sessuali che hanno investito il suo ‘magnate’, denunciato da più donne dello show business.

“Sappiamo bene che è una notizia molto triste per tutti i nostri impiegati – recita la nota stampa ufficiale dell’azienza – per i nostri creditori e per ogni vittima di questa situazione, ma non abbiamo scelta”.

Fine di un’epoca, dicevamo. Sì, perché a tenere a galla Weinstein nonostante le molestie e gli abusi, pare sia stata –  a detta delle stesse donne che oggi hanno trovato la forza di denunciarlo – proprio l’influenza della Weinstein Company nel mondo della cinematografia. Non a caso, si deve alla casa di produzione l’investimento in film come The Iron Lady, Django Unchained e The King’s Speech.

Attualmente, però, la compagnia avrebbe dei debiti che ammontano a circa 375 milioni di dollari e la trattativa di vendita con l’imprenditrice Maria Contreras-Sweet – interessata a rilevare l’azienda salvandone anche gli impiegati – si è interrotta in seguito alla rivelazione di una nuova causa per violenze intentata alla società.