La Vita è bella, Verdone: ‘Il male raccontato al cinema è limitativo’

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Durante un incontro con i ragazzi delle scuole di Roma in procinto di partire per il ‘Viaggio della memoria 2015′, organizzato dalla Regione Lazio, Carlo […]
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Durante un incontro con i ragazzi delle scuole di Roma in procinto di partire per il ‘Viaggio della memoria 2015′, organizzato dalla Regione Lazio, Carlo Verdone – ospite della scuola Galilei della Capitale – ha commentato La Vita è Bella di Roberto Benigni, con dichiarazioni destinate a far discutere.

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Andando completamente controcorrente, Verdone ha infatti commentato: “Sono molto amico di Roberto Benigni ma oggi su La vita è bella ho qualche dubbio, anche se è un film importante che ha avuto un Oscar. Dopo questo viaggio ad Auschwitz, potreste forse arrivare a dire ‘ma cosa ci ha fatto vedere Benigni?’”.

 

Verdone: "Il male raccontato al cinema è una limitazione"

L’attore e regista è stato poi intervistato da Il Fatto Quotidiano, con cui ha avuto modo di approfondire la propria opinione: “Difesi il film di Roberto all’epoca in cui uscì, quando venne attaccato tra gli altri da Giuliano Ferrara, e lo difendo ancora oggi. – precisa – Benigni ha avuto immenso coraggio a raccontare una storia così delicata. Però ogni tanto rifletto su quello che ho vissuto io visitando i campi di concentramento. C’è un orrore che ti rimane dentro e ti porta a pensare se era il caso di raccontarlo in chiave favolistica. Credo infatti che il male assoluto raccontato dal cinema sia un po’ una limitazione. Mi emoziona di più un documentario dove ritrovi pezzi di verità. O ancora di più mi emoziona un libro, il Diario di Anna Frank, molti ricordi scritti da Primo Levi nei suoi libri, le lettere dei detenuti in questi campi della morte. La lettura è forse più importante di un film in questo caso estremo”.

E, per essere ancora più chiaro, cita Steven Spielberg: “Anche Spielberg fece un grandissimo film molto emozionante sul tema, ma il cinema anche quando è molto d’autore è sempre intrattenimento. – conclude Verdone – Continuo a pensare che per un vicenda del genere il rapporto tra chi guarda e il luogo o l’evento storico osservato non deve avere filtri: non ci devono essere interferenze, movimenti della macchina da presa, attori col trucco sul viso. Quella di Roberto è una favola fatta benissimo, ma è riduttiva. L’ho detto ai ragazzi questa mattina che devono partire per visitare Auschwitz: l’unico modo per capire quella realtà è andarci. Sono sicuro che una volta visto vi imporrà un rigore assoluto alla vostra anima”.

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