Perché Ennio Morricone merita di essere festeggiato più di Leonardo Di Caprio

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Perché Ennio Morricone merita di essere festeggiato più di Leonardo Di Caprio. Rimarranno nella storia questi Oscar del 2016, non tanto per la qualità e […]
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Perché Ennio Morricone merita di essere festeggiato più di Leonardo Di Caprio.

Rimarranno nella storia questi Oscar del 2016, non tanto per la qualità e il livello elevatissimo dimostrato dal mercato cinematografico, quanto per la faccia di Leonardo Di Caprio quando riceve questa attesa e agognata statuetta, ormai vittima seriale di meme e sfottò.

Sì, era la quinta nomination per Leo e sì, probabilmente l'Oscar per il protagonista di The Revenant doveva arrivare molto prima, per cui non ci stupiamo se la rete e gli appassionati di grande schermo si siano uniti in un'unica e infinita preghiera affinché Di Caprio ricevesse finalmente ciò che merita più di molti suoi colleghi, ma – in tutto questo frastuono di foto e gif – non stiamo forse un po' trascurando il vero eroe di questa cerimonia, Ennio Morricone?

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Proprio noi, il popolo dei patriottici ‘al momento giusto', pronti ad esultare insieme quando la Nazionale raccoglie vittorie e a scannarci durante il Campionato, stiamo festeggiando più il giovane attore che la leggenda del cinema nata a Roma ormai quasi 90 anni fa e che, in tema di occasioni mancate, caro Leo, ne sa più di te. Sì, perché qui non stiamo parlando dell'indiscutibile talento di uno dei più grandi attori di questi anni a cui manca solo il massimo riconoscimento statunitense per la capacità interpretativa, ma di un uomo che ha vissuto quasi un secolo, segnando il cinema con le sue musiche e il suo estro in modo indelebile, come Leo – abbiate pazienza – non farà mai.

Basti citare la collaborazione con Sergio Leone (i due erano compagni di scuola alle elementari) che ha dato vita alle note indelebili che accompagnano lungometraggi come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa e C'era una volta in America. L'elenco è tuttavia infinito: da Nuovo Cinema Paradiso (che vinse l'Oscar come Miglior Film Staniero lasciando però Morricone a mani vuote) a La leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore, con cui Morricone si legherà in un vero e proprio sodalizio, passando per Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo e i film di Dario Argento. Tantissime poi le collaborazioni ‘straniere', tra cui citiamo quella con Terrence Malik per I giorni del cielo o quella con Roland Joffé per The Mission: cinema, musica e tv in un connubio unico, che hanno permesso a Morricone in tempi non sospetti di sperimentare, marchiando il mondo della fiction (in senso lato, si intende) con la sua firma.

Quasi un secolo di capolavori, dicevamo, a fronte del quale Morricone collezione solo 6 nomination agli Oscar (I giorni del cielo, Mission, Malèna, Bugsy, Gli Intoccabili e infine The Hateful Eight): la statuetta arriva infatti solo nel 2007 ed è quella alla carriera, che sa tanto di contentino, nonostante la standing ovation della platea. Niente in confronto all'essere premiati per un progetto specifico, in gara con colleghi di tutto rispetto, e sentire finalmente pronunciare il proprio nome nella serata più importante e patinata dell'anno. Una sensazione che Di Caprio conosce bene, ma che Ennio Morricone – se permettete – conosce meglio.

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