A Dragon Arrives dal 28 giugno al cinema

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A Dragon Arrives dal 28 giugno al cinema

Per la ressegna Nuovo Cinema Teheran, il 28 giungo arriverà nelle sale cinematografiche italiane A Dragon Arrives! diretto da Mani Haghighi.

A Dragon Arrives!: sinossi

Il detective Babak Hafizi sta per essere interrogato dalla polizia segreta. Ogni cosa ha avuto inizio il 23 Gennaio 1965, il giorno dopo l’attentato al primo ministro davanti al Parlamento. Hafizi è stato incaricato di indagare sul sospetto suicidio di un esule politico prigioniero nella remota isola di Qeshm, nel Golfo Persico. Su una nave abbandonata vicino al vecchio cimitero nel deserto, Hafizi è attirato da un mistero ancora più grande. Il becchino del luogo gli parla della leggenda di un terremoto che si scatena ogni volta che qualcuno è sepolto nel vecchio cimitero. Vedere per credere. Hazifi decide di passare una notte da solo nella misteriosa nave. Aspettando che la terra si muova. Tornato a Teheran, Hafizi è determinato a scoprire la verità sulla sua terrificante esperienza anche senza l’approvazione dell’Agenzia. Recruta due giovani uomini: Behnam Shokouhi, un geologo che è appena rientrato dalla Germania, dove risiedeva per motivi di studio, e Keyvan Haddad, un ingegnere del suono. I tre uomini si dirigono verso la misteriosa isola sperando di risolvere il mistero del terremoto.

La Chevrolet Impala arancione di Hafizi si dirige veloce verso la nave, si dice che facesse parte della flotta portoghese nel XVII secolo, durante la battaglia contro l’esploratore inglese William Baffin. Le sue pareti interne sono coperte da scritte di morte misteriose e simboli enigmatici. Potrebbero essere la chiave per risolvere il mistero? Che rapporto ha con questo Almas, il pescatore di squali oftalmologo e Halimeh, la figlia scomparsa? Potrebbe essere nascosta in qualche luogo nella sterminata Valle delle stelle?

Il geologo conferma che c’era stato un terremoto nella zona, come sosteneva Hafizi, ma non era circoscritto ai limiti del cimitero. Per provare la verità della leggenda del cimitero, i tre uomini devono cercare un corpo da seppellire e scavare ancora più in profondità per scoprire cosa è nascosto sotto i corpi. Paranoia e allucinazioni accompagnano le loro ricerche e la verità rimarrà non detta fino a 50 anni dopo, quando una vecchia scatola viene scoperta sul fondo di un armadio e il suo contenuto getta una strana luce sul mistero…

A Dragon Arrives: note del regista Mani Haghighi

"Circa 15 anni fa, mi hanno raccontato la storia di un assistente fonico che stava lavorando ad un documentario sulle vecchie grotte del sud dell’Iran. – racconta il regista Mani Haghighi – Il ragazzo aveva registrato il suono di gocce d’acqua che cadevano e producevano l’eco nella grotta. Il suono era così ipnotico dopo un po’, così meraviglioso e intrigante, che il fonico iniziò ad inoltrarsi sempre più in profondità nella grotta, ad allontanarsi dal punto in cui era entrato e ad inoltrarsi nel buio assoluto. Improvvisamente inciampò e cadde in un crepaccio. La troupe del film ci mise due giorni a ritrovarlo. Quando riemerse dall’oscurità raccontò di aver incontrato una strana creatura nel buco dove era precipitato e che la creatura gli aveva insegnato a parlare tedesco. Naturalmente nessuno credette al racconto del fonico fino a quando non inizio a declamare un poema di Holderlin fluentemente in tedesco. Non ho mai incontrato questo tipo o qualcuno che lo avesse conosciuto direttamente. E non ho mai incontrato nessuno che fino ad adesso ha mai creduto a questa storia. Ma ho sempre pensato che poteva essere una grande idea per un film. Inizialmente volevo intitolare il film Enter the Dragon, un omaggio al film di Bruce Lee del 1973. Quando poi ho realizzato il film, sia l’idea che ispira la storia che il titolo sono cambiati, ma solo leggermente. Uno dei protagonisti è un ingegnere che si imbatte in una strana creatura sotterranea, e ho comunque mantenuto il dragone nel titolo ma non volevo scatenare una battaglia legale con gli eredi di Bruce Lee e soprattutto non volevo che chi cercasse il titolo su Google fosse sepolto da pagine e pagine sul Kung-Fu. Ecco il perché della scelta del titolo: A Dragon Arrives!"

A Dragon Arrives: note del regista Mani Haghighi

"Nel film sono presenti alcune citazioni da The Brick and the Mirror. Il regista Ebrahim Golestan era mio nonno e quel film ha iniziato, secondo molti critici e storici del cinema, il nuovo corso del Cinema iraniano. La storia del mio film si svolge negli stessi anni della produzione del film di Golestan: 1964 – 1968, e avevo bisogno di uno strumento per rendere la storia più personale e più credibile. The Brick and the Mirror mi è sembrata la scelta giusta. Quando avevo 5 anni, mio nonno diresse il suo secondo film: The Secret of the Treasure of the Haunted Valley. Ricordo una scena in cui un ragazzino scivolava giù per un pendio. Decisero di fare interpretare a me il ruolo di quel ragazzino. Ricordo chiaramente la location e il viaggio in macchina con mia nonna su una Alfa Romeo bianca. Era una strada di montagna e dopo l’ultima curva io vidi mio nonno seduto su una giraffa dietro la camera che saliva su nel cielo. È stata una immagine maestosa, soprattutto per un bambino di 5 anni. Ho deciso di fare il regista in quel preciso momento, volevo anche io sedermi su quel giocattolo gigante e salire verso il cielo. Da allora girare un film per me è stato come andare sulle montagne russe".

A Dragon Arrives: behind the scenes

L’agenzia di cui si parla in A Dragon Arrives! è la Savak, la deposta Shah, la famigerata polizia segreta iraniana. Circa 40 anni dopo la rivoluzione che fece cadere la monarchia, Savak rimane la personificazione della paranoia nella psiche degli iraniani. Era una istituzione violenta che si vantava di sviluppare nuove e bizzarre tecniche di tortura e di interrogatorio. I nostri personaggi principali, il detective Hafizi, il suo superiore Saeed Jahangiri, sono agenti del controspionaggio che si sono infiltrati nell’Agenzia per cambiare il sistema dall’interno. Il regno di Savak si concluse con la rivoluzione del 1919. "Ero un ragazzino di dieci anni e la combinazione della mia giovinezza con i cambiamenti sociali rese la mia adolescenza particolarmente eccitante. – ricorda il regista – I personaggi del film hanno i nomi dei miei compagni di scuola. Questo mi faceva pensare di poterli conoscere meglio."

La nave e il cimitero sono stati costruiti per il film, sono un set cinematografico. "Abbiamo acquistato una vecchia nave di metallo e l’abbiamo trasformata in un nave tre volte più larga. – spiega Mani Haghighi – È stata una scelta folle del mio amico scenografo, Amir Hossein Ghodsi, che effettivamente funziona. La parte più divertente è stata trasportare la grande barca attraverso la città di Qeshm e poi attraverso il deserto verso la location delle riprese. Non ho voluto un backstage del film, non volevo fosse reso troppo evidente il limite tra fantasia e realtà ma mi è dispiaciuto invece non avere alcun ricordo di quel viaggio. Era come un sogno e la gente del posto era estremamente confusa dal passaggio di una nave attraverso il deserto. Abbiamo usato per le riprese sia l’interno che l’esterno della nave e quando abbiamo finito le riprese e abbiamo dovuto distruggerla, ci siamo sentite come se stessimo sacrificando un essere vivente."

L’Iran è disseminata di faglie geologiche e sono frequenti terremoti devastanti. Il pubblico che ha familiarità con il cinema iraniano contemporaneo e soprattutto quelli che hanno visto i film di Abbas Kiarostami, And Life Goes on Through e The Olive Trees sanno bene quanto sia importante “ la cultura del terremoto” per un iraniano. "Vivere in Iran e soprattutto dormire in una abitazione iraniana è un po’ come giocare alla roulette russa: non sai mai quando il terremoto sta per arrivare e convivi con la paura che possa accadere da un momento all’altro." racconta il regista.

"Oltre che scrivere, la mia parte preferita, durante le riprese, è la progettazione del suono e la composizione delle musiche. – spiega Mani Haghighi – Questo soprattutto quando gli elementi più astratti e sensuali vengono salvati dal linguaggio e dal significato. Modifico con il suono qualsiasi scena possa apparire troppo ovvia o semplice. La struttura del suono può rivestire tutto di una patina di incertezza e pluralità; funziona come una interferenza che impedisce ad uno slogan o ad un dogma di essere troppo insistente. La musica fa la stessa cosa. Allontana il film dal rischio di imbattersi in dei cliché e lo spinge verso una dimensione onirica. Il compositore delle musiche, Christophe Rezai, è di formazione barocca. È di poche parole, molto tranquillo ma lo conosco bene e so che nel profondo lo anima una passione quasi violenta. La sua proposta iniziale, dopo aver visto il film, è stata di utilizzare melodie sud-iraniane e musiche tipiche. L’ho immediatamente fermato, ho collegato il mio ìPhone al suo impianto di amplificazione e ho messo a tutto volume alcune canzoni degli I, spiegandogli che stavo pensando a qualcosa di simile. Ha iniziato subito a lavorare sulle musiche e mi ha stupito osservarlo mentre componeva queste melodie fantastiche e crudeli, piene di urla animalesche." 

A Dragon Arrives: il cast nelle parole del regista

Amir Jadidi che interpreta in A Dragon Arrives! la parte del detective è una scoperta. Era un istruttore di tennis professionista. Stava frequentando un corso di regia e gli hanno offerto un ruolo come attore. Così improvvisamente abbiamo scoperto un talentuoso attore con il carisma di un attore hollywoodiano.

Homayoun Ghanizadeh interpreta la parte del geologo. È un affermato regista teatrale, fa parte di quel gruppo di persone che sta rivoluzionando la scena teatrale iraniana. L’ho visto recitare il ruolo di una donna nello spettacolo teatrale di Martin McDonagh The Beauty Queen of Leenane. Era perfetto nel ruolo ma non aveva mai recitato in un film.

Ehsan Goudarzi, è l’ingegnere del suono hippie. L’ho visto recitare uno splendido monologo, dopo pochi minuti ero sicuro che fosse l’attore giusto per interpretare il mio film.

Kiana Tajammol è una eccellente fotografa. Seguo il suo lavoro su facebook da molti anni ma vive in Italia e ci non eravamo mai incontrati. Quando stavo cercando l’attrice per il ruolo di Shahrzad, mostravo a tutti la sua foto, era quello che stavo cercando. Ovviamente non sono riuscito a trovare nessuna che le somigliasse, così le ho scritto e le ho chiesto di inviarmi un provino. Mi ha mandato un filmato via mail. Era perfetta! Avevamo già iniziato a girare nell’isola di Qeshm quando è arrivata in Iran. Abbiamo lavorato su A Dragon Arrives! a distanza, grazie al computer e l’ho incontrata direttamente solo il giorno delle riprese.

A Dragon Arrives Mani Haghighi: regista, sceneggiatore e produttore

Mani Haghighi è nato a Teheran nel 1969, ha studiato filosofia a Montreal prima di ritornare in Iran per dedicarsi al cinema. Il suo primo film Abadan ( 2003) è stato premiato al Tribeca. La sceneggiatura per il film di Asghar Farhadi, Firewors Wednesday ( 2006) ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Festival dei tre continenti di Nantes. Il suo secondo film, Men at Work (Berlinale, Forum 2006) ha vinto il premio per la sceneggiatura all’Asian Film Festival nel 2007 e al Fajr Film Festival di Teheran. Canaan (2008) tratto da un racconto breve di Alice Munro è stata seguita da due film documentari sull’opera del regista Dariush Mehrjui, Hamoon’s Fans ( 2007) su alcuni fan del film Hamoon di Mehrjui e Dariush Mehrjui: The Forty Year Report ( 2012) un film sulla vita e il lavoro del regista. Il suo quarto film Modest Reception (Berlinale Forum 2012) ha ricevuto il Netpac Award alla Berlinale, il Free Spirit Award al Festival di Varsavia e altri premi in festival internazionali. Ha anche recitato in alcuni film tra i quali About Elly e Melbourne oltre che nel suo film Modest Reception. 

 

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