Per chi vive a Prati, la Coin non era solo un negozio: era un punto di riferimento.

Il 4 aprile il Coin di via Cola di Rienzo abbasserà definitivamente la saracinesca, segnando la fine di un’era per il quartiere e per Roma.

Negli ultimi mesi, la città aveva già salutato i punti vendita di Bufalotta e Lunghezza. Ora è la volta di Cola di Rienzo, colpito da uno sfratto esecutivo. I dipendenti coinvolti sono tra i cinquanta e i novanta, molti con più di vent’anni di esperienza in azienda.

L’ombra della crisi però si allunga anche su Cinecittà e San Giovanni, dove l’azienda ha già prospettato ai sindacati possibili ammortizzatori sociali.

Numeri che raccontano una crisi

Dietro alla chiusura ci sono conti che non tornano. Nel 2025, nonostante un aumento di capitale da 33,2 milioni di euro – sostenuto anche dallo Stato tramite il Fondo Salvaguardia di Invitalia – le vendite sono state inferiori all’anno precedente. Gli ingressi nei punti vendita sono calati drasticamente, e i nuovi layout pensati per attrarre clientela non hanno invertito la tendenza. Il risultato? Un margine operativo lordo negativo di 35 milioni di euro e un debito complessivo che sfiora gli 80 milioni.

Le cause sono sia congiunturali che strutturali: la pandemia del 2020 ha accelerato una crisi già in corso, mentre inflazione, costi fissi elevati dei grandi spazi commerciali e concorrenza dei marketplace digitali hanno messo in difficoltà molte insegne della grande distribuzione non alimentare, Coin compresa.

Per Prati, per Roma e per chi amava fare shopping “con calma e gusto”, il 4 aprile segnerà la chiusura di un capitolo importante della storia commerciale della capitale.