Dal 20 gennaio su Paramount+ arriva la serie ‘The Woman in The Wall’ con Ruth Wilson sullo scandalo delle Magdalene Laundries.

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Dal 20 gennaio arriva su Paramount+ la serie The Woman in the Wall con Ruth Wilson. Creata e scritta dal candidato al premio BAFTA Joe Murtagh, la serie è un giallo gotico incentrato su Lorna Brady (Ruth Wilson), una donna della piccola e fittizia cittadina irlandese di Kilkinure. Il paese è noto per la sede di una delle famigerate Magdalene Laundries per donne d’Irlanda. Ed è proprio lì che Lorna diede alla luce sua figlia Agnes, che le fu crudelmente sottratta e di cui Lorna non ha mai conosciuto il destino. Una storia di fiction ispirata a un fatto di cronaca tragicamente vero: nel 2017, 800 corpi di bambini furono trovati in una fossa settica a Tuam nei pressi di un Istituto di suore per ragazze madri ed orfani. Una scoperta che rientra in un’indagine più ampia sulle Magdalene Laundries, che ha portato alla luce abusi e violenze.

«Non sapevo molto, conoscevo molto poco. – ci dice Ruth Wilson – Ho visto Philomena e un po’ di anni fa ho saputo di Tuam, dove molti corpi di bambini sono stati trovati in una fossa biologica in una di queste Case per madri e bambini. Ricordo di aver letto la notizia, ma non conoscevo i dettagli. Quando è arrivata questa serie, ho pensato che fosse potente e importante. E più facevo ricerche e mi informavo sull’argomento per lavorarci, più pensavo fosse terrificante. È storia recente. L’ultima struttura ha chiuso nel 1998. Ero sconvolta dal fatto che ancora accadessero cose simili quando io avevo 16 anni. Sarei potuta facilmente finire in una struttura simile se fossi stata in Irlanda».

Una serie necessaria, quindi, ma anche complicata. «È stato difficile scoprire questa storia. – precisa la Wilson – Pensi che ci sia una grande ingiustizia in ciò che è successo e sta accadendo. E inoltre il processo di riconciliazione è ancora in atto. Le sopravvissute adesso hanno 40, 50, 60, 70 anni. Sono ancora vive e devono ancora affrontare la vergogna e la negazione. È tutto aperto e non c’è ancora una fine».

The Woman in the Wall: Ruth Wilson e tutte le sfumature di Lorna Brady

Ancora più complicato per Ruth Wilson considerando il personaggio di Lorna Brady. Lorna una mattina si sveglia e trova infatti un cadavere in casa sua: non ha idea di chi sia la donna morta o se lei stessa possa essere responsabile dell’apparente omicidio. Questo perché Lorna soffre da tempo di attacchi di sonnambulismo estremo da quando è stata rinchiusa nel convento di Kilkinure. «La cosa veramente difficile è stata il fatto che con lei ci fosse sempre un doppio binario. Da un lato potrebbe avere ucciso qualcuno e si sente in colpa. Dall’altro potrebbe aver scoperto qualcosa su sua figlia. – ci spiega Ruth Wilson – Per me è stato difficilissimo interpretare questi due aspetti contemporaneamente. Dovevamo girare una scena e poi quella dopo era completamente diversa».

«Anche la questione del genere era complessa, perché fluttuavamo tra generi diversi. – dice l’attrice – In alcuni momenti sono con le altre donne e sembra realismo sociale. Sono conversazioni reali, oneste su cosa sta accadendo: un genere drammatico. In altri momenti è un horror gotico e in altri un thriller. Dovevo cavalcare tutto questo e creare un personaggio che riuscisse a destreggiarsi in questo mondo in modo credibile. Divertirsi per poi tornare indietro alla realtà dei fatti e alla tragedia. È stata veramente una sfida. Ma, in un certo senso, è stato anche liberatorio perché segui quello che vuole la scena in quel momento. Il risultato è la creazione di questo personaggio complesso e molto interessante».

Le donne tra follia e abusi (e il caso di Sinead O’Connor)

C’è un aspetto della serie anche sociale che è rappresentato perfettamente da Lorna: la condiscendenza della società nei confronti delle donne. Più facile definirle pazze che ascoltare ciò che hanno da dire. «Quello che mi affascina di lei – dice Ruth Wilson – è che è fuori dagli schemi, è una outsider. Le dicono che è pazza e le è sempre stato detto che la sua esperienza e quello che è successo fosse colpa sua o che se lo fosse inventato. La sua esperienza viene continuamente negata. Se ti dicono che sei pazza e che ciò che pensi sia vero sia colpa tua, probabilmente diventi pazza davvero. È interessante che sia la società a decidere che qualcuno è pazzo solo perché è un outsider».

Impossibile per Ruth Wilson non ricordare Sinead O’Connor, che ha sempre denunciato quanto accadesse in queste Case per madri e figli. «Quando lei ha parlato contro la Chiesa perché è stata in una di questa case, le è stato detto che era pazza. Tutti dicevano: Ok, è pazza. L’hanno emarginata senza ascoltarla e negando la sua esperienza. – chiosa la Wilson – Può essere profondamente disturbante per una persona, ti disorienta. Però ho capito questo: quando dicono a Lorna che è pazza, in un certo senso lei acquisisce un senso di potere perché può fare il ca**o che vuole. Tanto è considerata pazza a prescindere. Non ha niente da perdere».