Anime disperate, una città scura e il cult Midnight Cowboy nel docufilm di Nancy Buirski.

A Venezia79 il nuovo lavoro di Nancy Buirski: "Desperate Souls, Dark City and The Legend Of Midnight Cowboy". Intervista
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Alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venezia Classici, è stato presentato il docufilm di Nancy Buirski “Desperate Souls, Dark City and The Legend Of Midnight Cowboy”.

Un documentario che non parla della realizzazione del celebre film di John Schlesinger del 1969, ma del perché sia divenuta una pietra miliare del cinema. Parla di un’epoca tormentata, di fermento culturale e cambiamento sociale. Un’epoca che ha fatto un film e di un film che ha fatto epoca.

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La scintilla che ha portato Buirski a realizzare questo docufilm, nasce da una domanda apparentemente semplice “Perché un film come Midnight Cowboy ha avuto un impatto così potente sulle persone?”

“Midnight Cowboy è uno di quei rari film che attraversa il tempo. Quando parli alle persone di questo film, si ricordano dov’erano quando l’hanno visto, cosa indossavano. È stata una pietra miliare per così tante persone. Mi sono chiesta, perché un film come Midnight Cowboy abbia avuto un tale impatto”

Nancy Buirski nella nostra intervista

Un cast straordinario, una interpretazione magistrale di Jon Voigh e Dustin Hoffman, un innovativo metodo di regia sono solo alcuni degli ingredienti di questo successo. Guardandolo, emerge uno spaccato della cultura di allora raccontato come nessuno lo aveva mai fatto prima.

“Non lo vidi subito appena uscì sul grande schermo, ma più tardi. Ricordo che era radicale, diverso; era qualcosa che non avevano mai visto prima sullo schermo.”

Nancy Buirski

John Schlesinger apparteneva alla comunità LGBT in un’epoca in cui era pericoloso essere gay. E il regista porta questo spaccato all’interno del film, mostrandolo con coraggio.

“I suoi personaggi non sono gay, ma vivono in una cultura gay. Penso fosse il suo modo di introdurre i temi gay sullo schermo. Cosa che non era mai stata fatta prima almeno non in un film mainstream.

Nancy Buirski

Guardando il lavoro di Nancy Buirski si ha la sensazione che il cinema degli anni 70 avesse più coraggio e più libertà nel raccontare temi delicati e difficili rispetto ad oggi in cui il velo del politicamente corretto sembra appiattire tutto.

“Credo che stiamo vivendo un momento difficile per fare film che trattano temi delicati. Sono stati realizzati dei film meravigliosi e il mondo del cinema indipendente è ancora molto vitale.
Ma è come se avessimo messo una sorta di limite stabilito. Credo però che si tratta di limiti che cadranno presto. Sai, ogni volta che ci troviamo davanti ad un cambiamento magari dobbiamo esagerare per poi tornare in dietro. Mi ci sono alcuni meravigliosi film indipendenti che stanno affrontando questioni molto difficili”.

Nancy Buirski

Crediti foto@Ufficio stampa Claudia Tomassini

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