A 30 anni da “Se Adesso Te Ne Vai”, Massimo Di Cataldo racconta il tour celebrativo: il 21 gennaio sarà al Teatro Golden di Roma.

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Che Roma sia una città in grado di trasformare le canzoni in ricordi collettivi è assolutamente vero ma, quando un brano attraversa tre decenni senza perdere la sua forza, diventa qualcosa di più di un successo, si trasforma in un pezzo di vita. A trent’anni uscita Se adesso te ne vai, Massimo Di Cataldo torna a celebrarla con uno spettacolo che passa anche dalla Capitale, nel luogo più naturale possibile: casa sua. Ne ha parlato insieme a noi, raccontandoci anche dei suoi progetti di questo 2026. Scopriamoli insieme!

Massimo Di Cataldo: il tour celebrativo dei trent’anni di Se adesso te ne vai

Era il 1996 quando uscì “Se adesso te ne vai”, uno dei brani che più di tutti rappresentano la musica di Massimo Di Cataldo, tanto da essere considerato un vero e proprio inno generazionale. In questo 2026, a trent’anni di distanza, l’artista è partito con il suo Se adesso te ne vai 1996–2026 Celebration Tour, pensato per ripercorrere trent’anni di musica e carriera.

Uno show intimo, emozionante e narrativo, in cui Di Cataldo alterna canzoni e racconti, accompagnato da Ingo Schwartz al basso e Dario Zeno al piano, con un set-up che unisce strumenti acustici ed elementi elettronici nella creazione di tante atmosfere evocative.

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Il tour è cominciato a Milano lo scorso 6 gennaio e farà tappa a Roma – nella sua città – il 21 gennaio, presso il Teatro Golden, prima di proseguire con altre date in giro per la Penisola, fino al 14 febbraio. Ne abbiamo parlato proprio con Massimo Di Cataldo, che ci ha concesso una meravigliosa intervista.

La nostra intervista a Massimo Di Cataldo

“Se adesso te ne vai” compie 30 anni: che effetto fa oggi tornare su quel brano e su quel periodo della tua vita, soprattutto portandolo sul palco di Roma?

Dunque, beh, trent’anni per una canzone sono sicuramente un bel traguardo. A distanza di tempo rimane intatto il sentimento, diciamo così. L’emozione è sempre la stessa, anche se sicuramente c’è una consapevolezza diversa nell’interpretare questo brano a distanza di tempo. A Roma sicuramente ci saranno molte persone che conosco, amici con i quali ho anche condiviso gli esordi, in certo senso. Persone che mi conoscevano magari anche da prima che arrivassi a Sanremo con questa canzone, quindi che conoscono anche un po’ il retroscena, quindi senz’altro ci sarà un approccio più intimo, ecco, è la mia città”.

“Se adesso te ne vai” è diventata un classico della musica italiana: ti senti ancora “dentro” quella canzone o oggi la vivi con uno sguardo diverso?

Sicuramente una canzone assume un significato per ognuno quindi generalmente non mi piace neanche spiegarle le canzoni. E sicuramente anche per me questo brano ha nel tempo preso delle connotazioni diverse. Nel senso che sicuramente lo vivo con un un approccio più maturo, non necessariamente legato alla storia che gli ha dato vita. Ma di volta in volta comunque ci ritrovo qualcosa di me stesso e anche degli altri che poi magari mi raccontano degli aneddoti legati a questa canzone. Quindi è un brano che poi è come se non fosse più del tutto mio, ma mi piace, mi piace sentire l’effetto che ha sortito nelle persone che l’hanno ascoltato, quelle persone che hanno vissuto questa canzone. Sicuramente per ognuno è una storia diversa”.

Durante lo spettacolo condividi aneddoti personali e retroscena: c’è un racconto che senti particolarmente legato alla città di Roma?

Sicuramente c’è più di un racconto legato alla città di Roma, perché la maggior parte delle canzoni sono nate proprio nella mia città, quindi da esperienze vissute, da condivisioni anche con altri amici musicisti, autori, compositori con i quali c’è sempre stato uno scambio. Se adesso te ne vai’ in particolar modo, è molto legata a questa città, perché la storia di questa canzone si svolge proprio in un appartamento del centro storico di Roma. È proprio lì che nasce l’anima di questo brano, arriva come una scintilla, così è un racconto che comunque farò durante lo spettacolo e appunto descriverò in maniera possibilmente romantica quello che ha dato vita a questo brano”.

In parallelo al tour è uscito il nuovo singolo ‘Uno come me’: che legame c’è tra questa nuova canzone e il Massimo Di Cataldo di ‘Anime’?

Un legame c’è sempre secondo me, perché è la mia vita sostanzialmente. Da ‘Anime’ ad oggi alcuni temi sono rimasti forti. Il tema del viaggio inteso come ricerca anche interiore è sicuramente uno di quelli che si rispecchia in ‘Uno come me‘, questo nuovo brano. In più alla ricerca della reciprocità, la voglia di trovare comunque un’appartenenza in questo mondo. Di sentirsi anche più vicini, di trovare appunto una similitudine con gli altri. Quindi ricercare più alle radici che non ai rami perché poi mano a mano ci si allontana, si creano tante differenze mentre invece le radici ci tengono insieme. E questo forse è il senso della canzone, di questa ricerca più interiore”.

In ‘Uno come me’ l’idea del “sopravvivere ai propri perché” è molto potente: qual è stato il “perché” più difficile da affrontare nella tua vita o nella tua carriera?

Credo che sopravvivere ai propri perché sia un bel punto di partenza e di arrivo. Il perché ti mette in discussione, crea anche dei dubbi. E di dubbi sicuramente ne ho avuti molti anche nel corso della mia carriera. Ci sono stati dei momenti in cui magari mi sono fermato, non ero più motivato perché mi rendevo conto che quello che mi circondava non faceva parte della mia scelta iniziale. È lì che mi sono posto dei perché, quando comunque ho capito che non ero più io ma era una macchina della quale facevo parte. Allora ho capito che dovevo scendere da questa macchina. E il perché più importante è arrivato nel momento in cui ho deciso di riprendere la mia strada in maniera più autonoma, più consapevole e gestendo questo lavoro ma sostanzialmente lavorando più su quelle che sono le mie percezioni. E quindi qualcosa che fosse più autentico nel mio modo di fare musica, nel mio modo di pormi e senz’altro nei testi delle mie canzoni”.

Con la ristampa di ‘Anime’ anche in vinile, questo anniversario sembra chiudere e riaprire un cerchio: cosa ti auguri che il pubblico porti a casa dopo il concerto di Roma?

Ecco, sicuramente un album che esce dopo trent’anni, che viene ripubblicato e in questo caso in vinile mi fa pensare molto. Perché quando ho iniziato a cantare sotto contratto con le major il vinile non era più considerato un prodotto moderno, era diventato obsoleto. Non si stampavano più vinili si spingeva tantissimo sul cd, sulla musica digitale. E adesso che siamo arrivati alla massima espressione della musica digitale – perché è fruibile senza neanche poterla toccare – c’è questo ritorno al disco. E in questo caso parliamo di un doppio album e quindi per me è una cosa straordinaria, importantissima, è come la mia idea temporale che non è proprio lineare. Ma poi le cose tornano e quindi spero di condividere con il pubblico anche questa sensazione di non cronologia, di non linearità, ma di qualcosa che comunque è anche un po’ sospeso, che alle volte si perde. E il presente diventa più importante di tutto il resto. Perché il passato ormai siamo certi di aver vissuto certe cose… il futuro è un’incognita totale. Il passato è molto legato alla memoria ma in un certo senso anche il futuro è legato alla nostra immaginazione. Spesso si soffre per qualcosa che non arriva, non c’è. E quindi non solo per quello che abbiamo perso ma anche per quello che non abbiamo ancora trovato. Quindi la cosa migliore è vivere proprio il presente ed è questo che mi piacerebbe condividere con il pubblico”.

Photo Credits: Alessandra Placidi