Alla Galleria Borghese la pietra si fa carne. L’opera di Bernini che lascia incantati i turisti

Anche i meno preparati sulla storia dell’arte non possono non restare incantati di fronte a opere di indiscutibile bellezza. Come il Ratto di Proserpina, una delle meravigliose opere realizzate da Gianlorenzo Bernini nel ‘600.

Custodita nella Galleria Borghese di Roma, la statua è l’esempio di come anche la pietra possa assumere i connotati della carne sotto le abili mani e l’innato talento di un grande maestro.

L’opera del Bernini che incanta a Galleria Borghese

Non si può visitare Galleria Borghese senza restare profondamente colpiti dalla statua che primeggia al centro del salone degli imperatori. Lo sguardo del visitatore viene attratto immancabilmente dal Ratto di Proserpina una delle opere più belle realizzate da Gianlorenzo Bernini.

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La statua rappresenta il momento in cui la giovane Prosperina viene rapita da Plutone: lei piange e si dispera tra le braccia del dio degli inferi che, incurante della sofferenza della ragazza, ride soddisfatto per il rapimento portato a termine.

Scolpita tra 1621 e il 1622, quando l’artista aveva 23-24 anni, quest’opera colpisce per la drammaticità della scena esaltata da una serie di dettagli così realistici da far sembrare le due figure ritratte quasi umane.

Il Ratto di Proserpina: i particolari dell’opera

Maestro indiscusso dell’arte scultorea, Gianlorenzo Bernini ha curato ogni dettaglio del Ratto di Proserpina, enfatizzando così la sofferenza e la tragicità del momento rappresentato.

Come non rimanere incantati di fronte a quella lacrima che scende sul viso sofferente di Proserpina o a quel neo ritratto dietro la schiena di Plutone?

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Ma chi si trova di fronte a quest’opera non può rimanere indifferente vedendo quella mano del dio degli inferi che affonda le dita sulla coscia della giovane rapita. Ed è in quel punto esatto che il freddo pezzo di marmo sembra divenire carne viva.

(foto @shutterstock)