Tra i tetti di Roma ce n’è uno che spicca particolarmente per colore e forma, anche se visibile solo da alcuni punti privilegiati della città: si tratta di una cupola verde acqua, dalla sagoma inconfondibile a forma di cipolla, che sembra essere del tutto fuori posto nel panorama romano. E, proprio per questo, è capace di generare una certa curiosità. Anche perché racconta una storia lunga, complessa e poco nota fatta di resistenze, rinvii e compromessi: quella della chiesa russa che per secoli il papato non voleva vedere sorgere nella Città Eterna.
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La cupola “a cipolla” di quella chiesa che Roma ha atteso secoli
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Raccontiamo la storia della Chiesa di Santa Caterina Martire, nota anche come Santa Caterina d’Alessandria, il principale luogo di culto ortodosso russo a Roma. Sorge sul Gianicolo, all’interno dei giardini di Villa Abamelek, e colpisce per l’architettura neobizantina, le cupole “a cipolla” e il caratteristico tetto verde acqua.
Ma dietro questa presenza scenografica si nasconde una lunga storia di diffidenza. Per secoli, i pontefici furono riluttanti a concedere spazio a una chiesa ortodossa nel cuore della cristianità cattolica. I primi progetti risalgono addirittura all’epoca di Pietro il Grande e poi all’inizio dell’Ottocento, con l’interessamento dello zar Alessandro I. Tutti tentativi rimasti sulla carta, frenati da motivi religiosi, politici e simbolici: l’idea di cupole dorate “non cattoliche” a Roma era considerata inaccettabile.
La svolta arrivò solo alla fine del Novecento, quando la comunità ortodossa russa ripresentò ufficialmente il progetto. Fu raggiunto un accordo per la sua costruzione: la chiesa non avrebbe mai dovuto superare in altezza la cupola di Basilica di San Pietro. Per rispettare questa condizione, il terreno del Gianicolo fu scavato di diversi metri, “abbassando” simbolicamente la chiesa pur lasciandone intatta la monumentalità.
I lavori iniziarono nel 2003 su progetto dell’architetto Andrej Obolenskij e si conclusero nel 2009, con la benedizione del patriarca di Mosca Alessio II. Oggi Santa Caterina Martire è il più grande luogo di culto ortodosso russo costruito all’estero dopo il 1917.
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