Tra Lazio e Toscana esiste una fascia di territorio dove la vite cresce immersa nei boschi della Maremma più selvaggia. È una terra di confine, geograficamente e storicamente: da una parte l’antico Granducato di Toscana, dall’altra lo Stato Pontificio. Qui, nel territorio di Manciano, il paesaggio cambia rapidamente e lascia spazio a macchie di vegetazione fitta, colline ventose e suoli ricchi di ferro e argilla rossa.

In questo contesto si trova Tenuta Montauto, realtà vitivinicola a conduzione familiare guidata da Riccardo Lepri, che ha scelto di lavorare in un ambiente dove la natura è ancora dominante e dove i vigneti sono letteralmente incastonati tra boschi e macchia mediterranea. Un paesaggio che contribuisce a definire il carattere dei vini prodotti in questa parte della Maremma grossetana, spesso descritti dagli esperti come luminosi, tesi ed eleganti.

Situata nella località di Campigliola, a circa 200 metri sul livello del mare e a pochi chilometri dalla costa, la tenuta si sviluppa in un equilibrio naturale tra vigneti, bosco e vegetazione spontanea. I terreni, prevalentemente argillosi e ricchi di quarzo e ferro, insieme alla ventilazione costante e alle importanti escursioni termiche, creano condizioni particolarmente favorevoli per una viticoltura attenta e identitaria.
A rendere particolare questa zona non è solo il paesaggio. Il territorio di Manciano è stato indicato tra quelli con il cielo notturno più buio e limpido d’Italia, una condizione che ha portato l’astrofisico Gianluca Masi a installare qui alcune delle postazioni del Virtual Telescope Project. La qualità dell’aria e la scarsa presenza di inquinamento luminoso hanno trasformato questa porzione di Maremma in un punto di osservazione privilegiato per il cielo stellato.
Sono condizioni ambientali che, secondo i produttori locali, influenzano anche il lavoro in vigna. Le brezze che arrivano dal mare mantengono l’aria asciutta, mentre i terreni ricchi di componenti minerali contribuiscono a definire struttura e precisione nei vini. In questo contesto, Riccardo Lepri ha costruito un percorso produttivo riconoscibile, fondato su equilibrio, artigianalità e purezza espressiva.
La sua filosofia si riflette in ogni fase del lavoro: dall’utilizzo di lieviti indigeni alla scelta di vinificare esclusivamente uve di proprietà, fino a un’attenzione quasi maniacale alla pulizia e alla precisione. Le cantine, raccontano, ricordano per rigore delle vere e proprie sale operatorie, dove ogni dettaglio è controllato per garantire la massima fedeltà tra uva e vino.
In questo contesto si coltivano vitigni non sempre scontati per un territorio caldo come la Maremma, tra cui il Sauvignon Blanc e il Pinot Nero. Varietà considerate tra le più difficili da interpretare, soprattutto per la precisione richiesta nel momento della vendemmia e per l’equilibrio necessario tra maturazione e freschezza. A queste si affiancano espressioni più mediterranee, come il Ciliegiolo, che qui trova una lettura fresca e contemporanea.
La sfida principale, spiega Lepri, è trovare un punto di equilibrio. La Maremma è una terra generosa di sole e calore, ma anche ricca di profumi balsamici che arrivano dalla vegetazione spontanea. L’obiettivo è preservare questa doppia anima del territorio e tradurla in vini capaci di mantenere eleganza e bevibilità, con gradazioni contenute e uno stile sempre più orientato alla tavola.
Una direzione che riflette anche i cambiamenti del gusto contemporaneo. Oggi il vino viene scelto sempre più per accompagnare la cucina e non soltanto per essere degustato. Una tendenza che porta a privilegiare vini più snelli, freschi e capaci di raccontare con precisione il territorio da cui provengono.
In un’area di confine dove il paesaggio rimane ancora in gran parte incontaminato, il vino diventa così uno dei modi più autentici per leggere e interpretare questa parte di Maremma, sospesa tra natura, storia e orizzonti stellati.


