Valentino e Milano, il rapporto inatteso: perché lo stilista a volte evitava il cuore glamour della città

Tutta Italia piange Valentino Garavani, che ci ha lasciato all’età di 93 anni e, con lui, sembra chiudersi un capitolo irripetibile della moda italiana: nella sua storia si intrecciano Roma e Parigi, ma anche New York e Milano, città simbolo del glamour mondiale. Eppure proprio con il capoluogo lombardo, Valentino avera con un rapporto meno scontato di quanto si creda. E, a volte, lo stilista ha preferito restarne ai margini, evitando il suo cuore più glamour.

Valentino e Milano: quel rapporto difficile con una città mai veramente sua

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Milano è la capitale economica e mediatica della moda, ma Valentino non l’ha mai vissuta come il suo centro naturale. Il suo immaginario era diverso: più legato alla solennità di Roma e alla liturgia delle passerelle parigine. Non a caso, pur avendo frequentato una scuola di figurino a Milano da giovane, la sua traiettoria si è compiuta altrove, lontano dalla frenesia del sistema milanese e dai suoi ritmi da calendario.

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Il punto non è che Valentino “non amasse” Milano: non esistono dichiarazioni dirette che lo confermino. Piuttosto, il suo rapporto con la città sembra raccontare una scelta di stile: non farsi ingabbiare dall’idea di moda come vetrina, preferendo un’eleganza più teatrale e controllata, meno dipendente dal centro del glamour.

Il dettaglio inatteso è proprio questo: quando Milano entrava nel mondo Valentino, non sempre coincideva con il Quadrilatero o con le strade più iconiche dello shopping. Nel 2020, infatti, la maison ha scelto di presentare una collezione in una fabbrica alla periferia della città, una location distante dall’immaginario patinato del centro.

Una scelta che dice molto: Milano, per Valentino, poteva essere anche un luogo “altro”, più ruvido e reale, capace di trasformarsi in scenografia senza bisogno di cornici prestigiose. In fondo, è questo il suo colpo di genio: rendere elegante qualsiasi spazio, anche quello meno prevedibile. E forse è proprio lì che Milano gli piaceva davvero: quando smetteva di essere una passerella già scritta e diventava, ancora una volta, un’idea da reinventare.

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