Se scoppiasse una Terza Guerra Mondiale, che ruolo avrebbe Roma? Perché la Capitale sarebbe centrale (ma non un bersaglio)
L’operazione di rimozione di Maduro in Venezuela e quelle che sembrano essere le mire degli Stati Uniti sulla Groenlandia aprono sempre di più alla possibilità di uno scenario di Terza Guerra Mondiale. Lo scoppio di un conflitto globale, una guerra totale, rappresenta un evento che ci terrorizza tutti. Ma quali eventuali ricadute avrebbe sull’Italia? E quale ruolo avrebbe Roma, città dall’enorme peso politico, simbolico e diplomatico? Con ogni probabilità, Roma non sarebbe una città sotto le bombe, ma nemmeno spettatrice passiva. Cosa aspettarci dunque da un eventuale scoppio di un conflitto?
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Roma capitale politica e diplomatica, non città militare
Roma è il cuore istituzionale dell’Italia, Paese membro della NATO, e ospita ministeri chiave e ambasciate. In un conflitto globale, il suo ruolo sarebbe quello di centro decisionale e di coordinamento politico, non di piazza d’armi. Nelle guerre contemporanee si tende infatti a colpire le infrastrutture operative, non le capitali prive di grandi installazioni militari nel tessuto urbano.
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Il peso internazionale del Vaticano come fattore di protezione
Un elemento unico di Roma è la presenza del Vaticano. La Santa Sede mantiene relazioni diplomatiche con gran parte del mondo e, anche in tempi di guerra, può fungere da canale di mediazione informale. Questo ruolo rafforza il carattere simbolico e diplomatico della Capitale, rendendo improbabile un attacco diretto che avrebbe enormi conseguenze politiche e morali.
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Perché monumenti e centro storico non sarebbero obiettivi
Colosseo, Vaticano e centro storico non hanno alcun valore militare. Colpirli avrebbe solo un effetto propagandistico, contrario alle logiche strategiche moderne e al diritto internazionale. Roma, inoltre, non concentra grandi poli industriali o militari nel centro cittadino: un fattore che storicamente ha contribuito a tenerla ai margini dei conflitti armati diretti.
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Non il Colosseo né il centro storico: quale quartiere sarebbe più esposto se scoppiasse la Terza Guerra Mondiale
Non esiste oggi un quartiere di Roma che possa essere indicato come “il più a rischio” e parlare di bersagli urbani rischia di essere speculativo e fuorviante. In un’analisi teorica, l’attenzione ricadrebbe semmai su quelle aree con funzioni amministrative e infrastrutturali, come l’EUR o la zona della Farnesina. Anche in questo caso, però, sensibile non significa bersaglio, e la distinzione tra Roma città e le strutture militari collocate fuori dal centro resta fondamentale.
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