Esistono altri migranti: sono quelli che fuggono dagli effetti dei cambiamenti climatici

Si fugge dalla povertà e dalla guerra, ma anche dagli effetti del clima. Lo confermano due studi che evidenziano gli effetti delle condizioni climatiche sui flussi migratori

In un momento in cui non si fa altro che parlare di migranti, soprattutto al centro del dibattito della politica italiana, e di cambiamenti climatici, tra manifestazioni globali e pessime previsioni per il futuro del nostro Pianeta, uno studio mette in evidenza la loro correlazione.

Proprio così, si fugge dalla povertà e dalla guerra, ma anche dagli effetti del clima. Il report, a cura di un gruppo di ricerca anglo-austriaco, con Abel primo autore, è stato pubblicato su Global Environmental Change. Si tratta di migrazioni interne e transnazionali dai Paesi in via di sviluppo per raggiungere le nazioni economicamente più produttive.

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L’indagine prende a esempio il caso della guerra in Siria, evidenziando come la siccità abbia fortemente inciso come fattore esplicativo nelle richieste di asilo del periodo 2011-2015.

Migranti e cambiamenti climatici: anche uno studio italiano conferma la correlazione

A confermare il rapporto tra condizioni climatiche e migrazione c’è anche uno studio italiano, a cura di Stefano Pasini e Antonello Amendola, e pubblicato quest’anno su Environmental Research Communications. La ricerca prende in esame il quindicennio a cavallo del nuovo millennio, dimostrando come i flussi migratori dalla zona del Sahel all’Italia siano stati causati principalmente dal clima nelle aree più sensibili agli impatti del cambiamento climatico.

L’indagine ha tenuto conto di modelli a reti neurali, con l’attribuzione di circa l’80% della variabilità dei dati al clima molto caldo e alla siccità, condizioni che hanno influenzato la produttività agricola della zona, con carestie.

Pasini e Amendola hanno sottolineato l’elevata probabilità che questi dati tenderanno a peggiorare in futuro. La paura è che si superino i valori soglia, anche detti “tipping point”. Questo fenomeno contribuirebbe ad aumentare i flussi migratori a dismisura.

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