X Factor: non ci sono più le audizioni di una volta Foto

Seconda puntata di audizioni di X Factor 11: il nostro commento.

C’era un tempo in cui le audizioni di X Factor erano il momento più bello di tutto il talent show: un mix di talento, bravura e sana ironia di cui proprio non si poteva fare a meno. C’è qualcosa di speciale nel vedere persone comuni che, in un unico istante, si giocano il tutto per tutto: è ipnotico, forse perché a ognuno di noi è capitato, almeno una volta nella vita, di provare a realizzare i propri sogni mettendo in tavola tutte le carte che abbiamo. Se va bene, è emozione pura. Se va male, ci si può pur sempre ridere su.

Sarà stanchezza da talent, sarà che ormai sono 10 anni che vediamo questo meccanismo ripetersi all’infinito: fatto sta che, alla sua undicesima edizione, persino le prime puntate di X Factor rendono poco. E a nulla serve l’ormai nota follia di Mara Maionchi – che dovrebbe contrastare la serietà o l’eccessiva sensibilità degli altri giudici – soprattutto se nel montaggio poi risulta ormai imprescindibile affidare ad Alessandro Cattelan la parte del personaggio dissacrante. Uno che bravo lo è di certo, ma il cui ruolo – fino allo scorso anno – era quello di restare dietro le quinte e tenere le fila del racconto dello show. Non, di certo, esserne protagonista. A lui va indubbiamente il nostro plauso, ma è inevitabile porsi frequenti e per nulla lusinghieri interrogativi. C’è, innanzi tutto, qualcosa che non va in questa giuria: è preparata, cattiva quando serve (ma non troppo), ma fondamentalmente poco televisiva. Non i singoli personaggi, che in solitaria funzionano benissimo, ma proprio nel momento in cui le personalità si mescolano e arrivano a discutere dei talenti.

C’è poi una sorta di ‘piattume’ generale nei talenti stessi: la seconda puntata è stata incentrata meno sul melodramma (ringraziando il cielo), ma non per questo ha offerto spunti interessanti. Non per la tv, ma per la musica italiana. Avete voglia, per caso, di rivedere alcuni di loro sul palco? Di riascoltarli?

Ripetiamo: forse siamo semplicemente stanchi, disinteressati, insonnoliti da dinamiche fin troppo note. O forse qualcosa è cambiato: nel mondo delle sette note e negli spettatori. E diventa inevitabile chiedersi cosa seguirà a questi primi episodi, se viene a mancare anche il primitivo entusiasmo ‘da audizioni’. 

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