Suburra la serie: la trinità del crimine. Da Romolo e Remo nulla è cambiato Foto

Dal 6 ottobre arriva su Netflix in contemporanea in 190 paesi, Suburra la serie, prima produzione italiana originale della piattaforma americana.

Suburra la serie, la trinità del crimine. Da Romolo e Remo nulla è cambiato

Suburra la serie di Netflix, prequel del film di Stefano Sollima e ispirato al romanzo di De Cataldo e Carlo Bonini, si apre con l’immagine maestosa di una San Pietro notturna, deserta, protetta dall’esercito. L’inquadratura arretra come se la forza simbolica della basilica la spingesse via. La musica batte rintocchi di morte e presagio di cose che stanno per accadere in una città dove, apparentemente, non accade mai nulla.

La cinepresa indietreggia non certo per arrendersi. Scarta di lato, scende nei vicoli, letteralmente, cammina sui sampietrini consunti, rotti, afflosciati dal traffico incessante della città. Quei blocchetti di leucite, muti spettatori del tempo, si fanno personaggi per raccontarci come, da Romolo e Remo, nulla è cambiato. Nella sigla della serie quest’idea prende una forma non solo simbolica. Dalla strada sgangherata, i sampietrini si alzano, si torcono, producono rumori di tombe egizie e antiche maledizioni, per formare la scritta SUBURRA, impressa nella pietra sacra della città eterna.

Politica, religione e criminalità. Tre mondi che nulla dovrebbero avere in comune si intrecciano nella nuova serie di Netflix, realizzata da Cattleya. Primo esperimento italiano della piattaforma americana da 100 milioni di utenti in tutto il mondo, disponibile dal 6 ottobre per tutti i device elettronici e le smart TV su netflix.com.

Suburra la serie: trinità e mistero della fede anche per i tre personaggi chiave

Trinità e mistero della fede criminale sono il filo conduttore di Suburra la serie, anche nei tre personaggi chiave della storia: Numero 8 (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Lele (Eduardo Valdarnini). Tre giovani affamati, due criminali per dinastia e uno per opportunismo. Il padre di Lele ex poliziotto lo crede laureando. Le famiglie di Spadino e Numero 8 in affari con organizzazioni criminali più grandi di loro, vorrebbero i figli ligi alle regole familiari. Tre pischelli che scalpitano per affermarsi a Roma. Per alzarsi dal fango di quella strada nella quale inevitabilmente tutti finiscono per incontrarsi.

Il monsignore col debole delle orge, la borghese Sara Monaschi, (Claudia Gerini) sull’orlo del fallimento economico, il politico idealista Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), il capo occulto della città detto Samurai, (Francesco Acquaroli) lo zingaro Manfredi Anacleti (Adamo Dionisi). Tutti, non importa come e perché, dovranno sempre scendere in mezzo al fango per salvare se stessi, affermarsi, resuscitare e morire. La trinità del crimine come il mistero della fede, divide tre mondi e li unisce al tempo stesso.

Suburra la serie: tre registi per 10 episodi

I tre registi, che si sono avvicendati nelle riprese (Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi) ci spingono dentro un universo di immagini che non vorremmo mai vedere  davvero. Quel mondo di mezzo che fuggiamo anche nelle notizie sui giornali, ma che accettiamo di conoscere attraverso la mediazione narrativa cinematografica. La serialità sembra perfetta per la città di Roma e i suoi segreti più profondi. Suburra la serie siamo alla prima stagione che speriamo possa continuare nel futuro, per sapere esattamente come tutto cambierà a Roma per restare sempre uguale.

di Luca Sbarzi

Guarda la photogallery
+2