Il Mondo Insieme, Licia Colò su tv, viaggi e scelte di vita: “Ho scelto la mia passione, che posso volere di più?” Video

La nostra intervista a Licia Colò, al timone su Tv2000 de Il Mondo Insieme, un programma che va alla scoperta del pianeta, nelle sue mille sfumature. Ecco cosa ci ha svelato Licia sulle novità del format.

Domenica 5 novembre alle ore 15.20 su Tv2000 andrà in onda una nuova puntata de Il Mondo Insieme, il programma di Licia Colò che accompagna gli spettatori alla scoperta del nostro pianeta in tutte le sue sfumature, dalle sue meraviglie ai suoi risvolti più oscuri. Un format a cui Licia tiene tantissimo, come ha sottolineato nella nostra intervista, in cui ci svela anche cosa vedremo in questo nuovo episodio.

Ciao Licia, Il mondo insieme parla di mondo e viaggiatori, ma usando una prospettiva un po’ diversa. Quanto è importante far conoscere il nostro pianeta nelle sue mille sfumature?
Per me questo programma è molto importante, perché mi rappresenta a pieno. È una strada che ho scelto tempo fa. A volte le persone mi chiedono: ‘Ma non ti annoi a fare sempre le stesse trasmissioni?’. Io rispondo dicendo che nessuno pone questa domanda, ad esempio, ad un cardiologo. Io lavoro in televisione e mi sono specializzata ormai da tempo in tematiche relative al mondo, alla natura, all’ambiente. Per cui sono temi che mi rappresentano e sono molto felice di continuare la strada che ho intrapreso nel 1988.

Ogni anno però aggiungi qualcosa di nuovo e ti piace tantissimo approfondire…
Sì, sicuramente parlare di viaggi è una cosa e parlare di mondo è un’altra. Noi parliamo della possibilità di conoscere il mondo attraverso i viaggi, facendolo vedere però attraverso le sue mille sfaccettature. C’è il racconto da sogno, ma c’è anche il racconto di realtà sconosciute ai più, quello più culturale… Ci sono tanti modi per raccontare il mondo. Tanti anni fa lo facevo in modo più turistico. Ora, d’accordo anche con Tv2000, voglio mostrare quello che è attraverso tante testimonianze. Dal travel blogger che gira con pochi soldi in tasca a Giobbe Covatta che, con la sua ironia, parla di problemi molto seri come lo sfruttamento dell’acqua e delle risorse del pianeta. La prossima domenica, ad esempio, trattiamo di un argomento che a me sta molto a cuore e che ho scoperto poco tempo fa. Tu sai che cos’è il coltan?

Ho letto che sarà appunto un argomento importante nel prossimo episodio.
Due settimane fa sono andata a Brescia al Festival dei Missionari e ho conosciuto un missionario che lavorava in Congo. Mi parlava del loro lavoro di recupero di gente malata nei posti più sperduti di questo paese. Quando ho chiesto quale fosse la causa di queste malattie, mi ha risposto che era il coltan. Io non sapevo cosa fosse e ho scoperto che è un minerale fondamentale per tutto ciò che usiamo, dai computer agli smartphone. Io ho in tasca un telefono che senza coltan non avrebbe il touch screen. Il coltan costa tantissimo e si raccoglie, per l’80%, in Congo, che è un paese di poveri disperati. In pratica, è una nazione ricchissima di risorse minerarie, ma le condizioni in cui vive la gente mi ha lasciato senza parole. Hai presente quei film sulla condizione degli schiavi nell’800? Ecco, sembra un film. Com’è possibile?

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Ci sarà, quindi, un servizio sul coltan nella prossima puntata?
Sì. Non dico che non dobbiamo usare il coltan, ma com’è possibile che nessuno ne parli? Non si tratta di miniere con lavoratori tutelati. Raccontiamo questa parentesi del mondo, perché il mondo può essere bellissimo e bruttissimo. E spesso, quando è bruttissimo, è per colpa nostra. Se lo volessimo, potremmo sicuramente migliorare.

Come fai a scovare queste storie e a realizzare poi degli approfondimenti?
Al giorno d’oggi è più facile rispetto a ieri, perché il web ti dà tantissime possibilità. Io leggo molto, spesso anche sul web. Leggo più il web dei giornali, perché spesso non ho tempo. Vado su siti specializzati e credo che internet, ora come ora, aiuti veramente molto. C’è il rischio delle bufale e, a quel punto, approfondisco. Ci tengo a dire che c’è un gruppo di lavoro, con una redazione, quindi si lavora insieme.

Tra i temi della prossima puntata, a questo proposito, c’è Berlino. In che modo la racconterete?
Tre mesi fa, in primavera, siamo andati alla scoperta di questa città che ha veramente tante facce. DDa un lato, è una città vivissima e innovativa. Perfetta per i giovani. Ci tiene, però, nello stesso tempo, ben saldi al passato, perché Berlino è un po’ un simbolo per l’Europa. Siamo quasi all’anniversario dell’abbattimento del muro di Berlino, per cui abbiamo pensato di aprire la trasmissione per ricordare questo evento, un momento importantissimo. Viviamo in un mondo che i muri li alza in continuazione, e non solo quelli fisici. Muri nei confronti dell’altro. La gente ha sempre più paura dell’altro. Non dico che non dovrebbe, perché la cronaca a volte dà anche ragione a queste paure. Però penso che la paura ci privi della bellezza della vita. Ricordo una frase bellissima, che mi venne detta durante un viaggio in Israele. Era un periodo particolarmente difficile per gli attentati e ho incontrato dei ragazzi a Tel Aviv, una città piena di locali e di giovani. Uscivano insieme per fare serata e ho chiesto loro come mai uscissero come se niente fosse, indifferenti agli attentati. Mi risposero candidamente: ‘Ma questa è la vita. Se noi non uscissimo, rinunceremmo a vivere’. Sembra una cosa banale, ma non lo è.

In effetti, però, anche il turismo ne ha risentito…
Ovviamente bisogna partire informati, ma il terrorismo vince proprio con la paura. Berlino, in questo senso, è un simbolo ancora più importante nella nostra società. Alessandro Antonino, che è un autore del programma e ha anche il difetto di essere il mio compagno di vita, realizza questo tipo di reportage. Ha scelto un simbolo divertente, Ant, la formica. L’ho preso in giro, ma mi ha risposto che piano piano la formica arriva lontano. Basta con i viaggi esagerati e impossibili! Vogliamo proporre viaggi alla portata di tutti.

Vedo, appunto, che parlerete anche di Bruxelles. L’Europa è piena di belle città, diciamolo…
Nella prossima puntata andremo anche in Giappone, che è dall’altra parte del mondo. Ma vogliamo avere un occhio di riguardo verso questa Europa tanto bistrattata. Ormai costa meno andare a Bruxelles che andare a Venezia. Andate a Venezia, ovviamente, è bellissima. Ma con Mr. Low Cost – un ragazzo giovane e con pochi soldi, proprio come nella realtà (ride, ndr) – vogliamo far vedere come si può girare una città europea proprio con poco budget. Lui parte e poi ci spiega ogni volta come ha fatto a spendere pochissimo riuscendo comunque a visitare una città.

Pensi che conoscendo l’altro si riesca poi a superare la paura di girare il mondo? Potrebbe essere questa la soluzione?
‘Soluzione’ forse è una parola troppo grande. Mi è stato chiesto di promuovere un paese che la Farnesina a suo tempo trovava pericoloso e ho detto di no. Non perché io non andrei in questo paese bellissimo, ma perché non me la sento di dire che va tutto bene se ci sono pericoli reali. Io tento di essere coerente e di sbagliare il meno possibile. Però, se avessimo una bilancia della vita, la paura ci sta togliendo tutte le cose belle. Ti faccio un esempio pratico.

Vai!
Tanti anni fa eravamo a Mauritius per un reportage. Eravamo in una zona interna e poco battuta. Mentre facevano le riprese, mi sono messa a passeggiare in un punto più isolato ed è arrivato un ragazzo. Mi ha detto di seguirlo, ma io stavo vicino agli altri e ho detto a lui di avvicinarsi. Insisteva, ma era impaurito, si vedeva. Io ho insistito a mia volta, senza andarmene. Alla fine è venuto verso di noi e ci ha detto di seguirlo perché voleva mostrarci un posto bellissimo. Io mi sono allontanata con lui per la troppa curiosità. Dopo 300 metri, mi ha fatto vedere uno dei posti più belli che abbia mai visto. Era pieno di cascate d’acqua, con piscine nelle rocce, tutto naturale. Noi della troupe non ci saremmo mai avventurati da soli, perché era nascosto all’interno di una selva. Sono tornata indietro, ho chiamato i miei colleghi e ho chiesto a questo ragazzo di farci da guida. È stato con noi per una settimana e ci ha fatto scoprire posti bellissimi. Qual è la morale? La paura ti tutela, ma ti priva delle bellezze della vita. Va superata con intelligenza. Non facciamo le cose da cretini, ma non facciamoci paralizzare dalla paura. Non tutti sono mostri. Su 1000 persone, magari di mostro ce n’è uno. Basta stare attenti, ma non bisogna avere paura di tutto.

Sei molto appassionata quando parli di mondo e di viaggi. L’ultima domanda te la vorrei fare proprio su questo, perché tu hai spostato tutta la tua carriera televisiva verso la tua passione. Col senno di poi, è un qualcosa che consiglieresti a chiunque? Il messaggio è comunque positivo.
Se ti riferisci alla mia uscita dalla Rai, sono stata costretta. Non c’era più un incontro di intenti con il direttore di allora. Una scelta del genere l’ho fatta però nel 1988. Facevo un programma che non mi rappresentava e mi è stato detto che o me lo facevo andare bene o ero fuori. Sono stata un po’ messa da parte. Col senno di poi è stata una fortuna. Mi sono chiesta cosa volessi fare da grande e ho pensato a un programma come L’Arca di Noè, il primo programma importante della mia vita a Canale5. Per un anno non mi hanno neanche risposto al telefono. Sono stata molto determinata, però. Tentavo a tutti i costi di fare qualcosa che non fosse solo lavoro, ma che realizzasse qualcosa nella mia vita. Ci sono riuscita dopo essermi sentita dire per mesi che erano tutti in riunione. Mi dicevo: ‘Prima o poi finiranno ste riunioni’. Quando mi hanno dato la possibilità di fare una puntata zero, che andò anche abbastanza bene, è partita la mia vera carriera televisiva. Mi ritengo una persona fortunata, faccio una cosa che mi piace molto. Sto continuando a farlo anche ora su Tv2000. Che dire di più? Che voglio di più dalla mia vita? Lavoro sul presente e il futuro per ora non mi riguarda.