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De Agostini Vinyl, se il vinile diventa una necessità: “Il vinile? Un’esperienza di ascolto”

Vi sarà sicuramente capitato di vedere in edicola il nuovo mensile edito da De Agostini, interamente dedicato ai vinili. Vinyl, questo il nome della rivista, ha debuttato con una cover su Pino Daniele, mentre – al lancio del mensile – si è affiancato quello di collezioni musicali.

Il nuovo numero, dedicato ai Queen, si è infatti affiancato al lancio di una collezione unica della musica della band inglese in 25 album a 33 giri singoli, doppi e tripli ristampati su vinile nero da 180 grammi, oltre a 25 booklet ufficiali con tutta la storia di una delle rock band più famose di tutti i tempi. L’iniziativa è indubbiamente indicativa, perché è impossibile prescindere dal ritorno in voga – negli ultimi tempi – dei vinili: una riscoperta vintage che sta spopolando in tutto il mondo e che vale la pena di essere analizzata. Lo abbiamo fatto insieme a Valentina Bramati, Direttore Marketing e Vendite di De Agostini Publishing.

Partiamo subito dall’inizio, ossia dall’idea di dedicare un mensile al vinile. Sembra un paradosso nel 2018, eppure è indiscutibile l’attualità del giradischi e dei vinili. Che tipo di ragionamento c’è stato dietro la realizzazione di un cartaceo dedicato interamente agli appassionati?
Abbiamo pensato che i tempi fossero maturi. Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di conoscere e approfondire le trasformazioni in questo mercato. Quando abbiamo lanciato la nostra prima collezione di musica in vinile nel 2011, il nostro pubblico era composto da appassionati, audiofili che non avevano mai perso di vista il disco nero. Negli anni, però, collezione dopo collezione, le cose si sono trasformate: il pubblico si è evoluto, curiosi e nuovi amanti del vinile si sono aggiunti a questa nicchia. Il nostro obiettivo è quello di essere un punto di riferimento per tutti questi appassionati: lo siamo e lo siamo stati con le nostre collezioni, abbiamo consolidato questo ruolo con la nostra community social, che conta già circa 25.000 fans su Facebook, e oggi lo vogliamo essere con il mensile De Agostini Vinyl.

In realtà da 8 anni De Agostini si interessa alla musica considerata più “di nicchia”. C’è ancora tanto spazio quindi per chi non è interessato solo alle letture morde e fuggi e alla musica mainstream? Che tipo di riscontro avete in questo senso?
La ricerca di fisicità è una necessità. L’abitudine a consumi “mordi e fuggi” è ormai abituale nelle vite di tutti, non possiamo negarlo né evitarlo. Questo però non ostacola, anzi, probabilmente incoraggia, la rincorsa verso qualcosa di diverso. Se la musica è diventata ancora più accessibile e universale grazie ai servizi di streaming digitale, quello che il vinile continua a garantire è un’esperienza. Un’esperienza di ascolto, certo, ma anche di ritualità, gesti, tempi… molto semplicemente di azioni che conferiscono un peso specifico ancora più elevato all’ascolto di qualsiasi brano.

A livello puramente musicale, cosa pensa si “nasconda” dietro questa nuova passione verso i vinili?
Sicuramente la riscoperta del vinile è anche riscoperta di un modo diverso di ascoltare la musica. Mettere un piatto sul giradischi ci permette di entrare in un mondo avvolgente, di godere di un sound di altissimo livello. I titoli che ripubblichiamo sono quasi sempre nati per essere suonati su vinile ed esplodono tutto il loro potenziale su questo formato.
In qualche modo l’ascolto di musica a 33 giri permette di riscoprire una pluridimensionalità della musica che lo streaming ha un po’ nascosto: la fisicità del supporto, Side A e Side B, la copertina, il concetto stesso di Album…

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Si parte da Pino Daniele, non solo sulla cover ma anche con la collezione dei suoi album, per la prima volta in vinile 180 grammi. Come mai proprio lui tra tanti?
Dopo la collezione di De André, lanciata in collaborazione con Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, volevamo omaggiare un altro grande della musica italiana. L’importanza musicale e culturale della musica di Pino Daniele è fuori discussione. E la scelta è stata validata da analisi di mercato e ricerche che hanno confermato la bontà dell’iniziativa.

Ho sfogliato la rivista e c’è tanto spazio dedicato a storie lontane, penso allo spazio Rewind. Chi ama il vinile è forse inevitabilmente un nostalgico?
Parlare di nostalgia è forse riduttivo. La chiamerei piuttosto curiosità. D’altronde è il desiderio di andare in profondità, il desiderio di scoprire o riscoprire qualcosa, che ci spinge ad investire il nostro tempo in attività riturali come leggere o ascoltare musica su un giradischi.

C’è anche tanta internazionalità, ma alla fine è quasi impossibile non emozionarsi leggendo l’articolo dedicato a Mariposa. E’ difficile trovare punti di riferimento italiani di cui parlare o è solo una scelta editoriale?
Il nostro desiderio è di dare spazio alle tanti voci che tengono ancora viva la musica (in particolare la musica in vinile) oggi. Mariposa è stato ed è tuttora uno degli attori più importanti di questo panorama. Allo stesso modo parleremo di altri luoghi, personaggi ed eventi che in Italia e nel mondo continuano a dare linfa a questo mondo.

Pensate che quello del vinile sia quindi un trend destinato a durare e che non verrà scalfito dai vari servizi di streaming che fagocitano ascolti e numeri?
Come dicevamo prima, streaming e vinile nascono da due esigenze diverse. Non credo siano destinati a cannibalizzarsi a vicenda. Forse è estremo affermare che siano due facce della stessa medaglia, ma sicuramente sono due modalità di fruizione che si completano a vicenda.

MECNA
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