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La natura è in grado di offrirci panorami che ci tolgono il fiato e ci trasportano in un mondo magico dove tutto è possibile e se la bellezza salverà il mondo, allora, nello stato messicano del Chiapas – recentemente oggetto di visita da parte di Papa Francesco – ci si può dire fuori pericolo.

Nonostante sia una delle zone più povere al mondo, il Chiapas può contare su un turismo in crescita grazie probabilmente anche al tempio di Quechula (o tempio di Santiago), riemerso dal fiume Grijalva a causa di una fortissima siccità che ha fatto abbassare il livello delle acque di circa 25 metri.

Il tempio di Quechula è così tornato a stagliarsi al centro della diga di Nezahualcoyotl, alimentata da uno dei principali fiumi del Messico: un evento simile era già accaduto nel 2002, quando la chiesa sommersa è tornata alla luce e si poteva addirittura visitare l’interno dell’edificio.

La chiesa è lunga 61 metri, larga 14 e alta 10, mentre il campanile raggiunge i 16 metri; è stata costruita da un gruppo di monaci guidati da Friar Bartolome de las Casas e “l'edifico fu abbandonato una prima volta a causa della grande peste del 1773-1776″, ha riferito all’Associated Press l’architetto Carlos Navarrete.

All’interno della chiesa, inoltre, sembra essere stato rinvenuto l’ossario con i resti delle vittime della peste. Nel 1966 la diga è stata definitivamente completata e di fatto il tempio di Quechula è rimasto sommerso per oltre 40 anni.

Inutile dire che l’edificio sacro, risalente al XVI secolo, riemerso dall’acqua è una meta imperdibile per chi è alla costante ricerca di posti suggestivi e incantati. In questi mesi, infatti, i pescatori con le loro barchette si improvvisano guide turistiche e fanno la spola tra il tempio di Quechula e la riva trasportando curiosi visitatori che poi postano le loro immagini su Instagram.