Mondiali 2018: i quarti di finale. La guida alle otto nazionali ancora in corsa

Otto sotto un tetto, sognando la Coppa più prestigiosa. Quella sollevata nel corso degli anni da gente del calibro di […]

Otto sotto un tetto, sognando la Coppa più prestigiosa. Quella sollevata nel corso degli anni da gente del calibro di Beckenbauer, Cafu, Matthäus, Zoff e Casillas. Senza dimenticare Didier Deschamps, capitano della Francia nel 1998 e in corsa venti anni dopo sempre con i Bleus, ma da commissario tecnico. Dal Brasile di Neymar all’Inghilterra di Kane, passando per la Croazia e il Belgio, outsider ricche di talento che potrebbero mettere i bastoni fra le ruote alle big, ecco una guida alle otto nazionali ancora in corsa per il titolo di Campioni del Mondo.

Uruguay

Forse non sarà il Grande Uruguay di inizio ‘900, né quello del “Maracanazo”, ma i ragazzi guidati da Oscar Tabarez ricordano in tutto e per tutte quelle squadre leggendarie. Per la grinta e la solidità che da sempre caratterizza la nazionale Celeste: reparti corti e compatti, un caudillo (Godín) a guidare la difesa, un regista (Torreira) in grado di dettare i tempi al resto della squadra e due attaccanti tra i migliori al mondo. Uno di loro, però, sembra costretto a dover alzare bandiera bianca per la sfida contro la Francia: Edinson Cavani, che ha deciso l’ottavo col Portogallo, è ancora out per un infortunio al polpaccio sinistro. Scongiurata la lesione gemellare, il “Matador” continua a lavorare a parte, tenendo con il fiato sospeso un Paese intero.

Francia

Vinto il gruppo C senza brillare, i Galletti hanno mandato a casa Messi e compagni, svelando al mondo (semmai ce ne fosse stato bisogno) le doti di Kylian Mbappé, unico giocatore della rosa a non essere ancora nato quando l’attuale ct Didier Deschamps sollevò la prima (e finora unica) Coppa del Mondo della storia del calcio francese. Ad accompagnarlo, il talento cristallino del “petit diable” Griezmann e la fisicità di Giroud. Dietro si concede ancora troppo, ma l’età media e il talento offensivo possono giustificare una difesa non esaltante (al contrario dell’Uruguay). All’ombra della Tour Eiffel però ci credono: dopo un digiuno lungo vent’anni e la delusione della finale di Euro2016 persa in casa, i Bleus vogliono tornare a vincere.

Brasile

Coutinho, Willian, Gabriel Jesus, Douglas Costa, Firmino e, a dirigere l’orchestra, Neymar. Difficile trovare un reparto offensivo migliore tra le otto ancora in gioco. Ma se siamo abituati ad un Brasile dall’attacco stellare, la vera sorpresa della Seleçao di Tite è la solidità difensiva. Un solo gol subìto finora, nell’1-1 all’esordio contro la Svizzera, quindi tre clean sheet. Sulle fasce gli infortuni di Danilo e Marcelo, titolari in pectore, hanno lanciato Fagner e Filipe Luis, ma i due sostituti non hanno fatto rimpiangere i titolari. Thiago Silva e Miranda sono una coppia affiatata, così come Paulinho e l’imprescindibile Casemiro. La Coppa manca ormai da 16 anni: troppi, per chi si fregia di avere più Mondiali di qualunque altra nazionale.

Belgio

Sono passati oltre tre decenni dal miglior risultato ottenuto dal Belgio in un Mondiale: nel 1986 la squadra di Pfaff, Scifo, Claesen e Ceulemans chiuse al quarto posto, perdendo la finalina con la Francia di Papin. Ma ora i Diavoli Rossi possono contare sulla definitiva consacrazione della generazione d’oro: De Bruyne, Witsel, Hazard e Lukaku, dopo la brusca frenata di Euro2016 (eliminati ai quarti dal Galles), hanno dimostrato di essere cresciuti. Vinto il girone a punteggio pieno, gli uomini di Martinez hanno sudato freddo negli ottavi contro il Giappone, ma alla fine l’hanno spuntata. Il tabellone, però, ora li mette davanti all’armata verdeoro: chissà che Lukaku e compagni non stiano rimpiangendo di aver battuto gli inglesi nello spareggio per il primo posto…

Svezia

In pochi avrebbero puntato sulla formazione svedese che, dopo aver eliminato l’Italia ai playoff, è riuscita a chiudere da capolista il gruppo F e poi a superare la Svizzera agli ottavi. Un risultato straordinario per gli uomini di Andersson, ct che ha deciso di rinunciare alla stella Ibrahimovic puntando su un undici rodato e bilanciato. Svezia che ai quarti se la vedrà con l’Inghilterra con l’obiettivo di centrare la terza semifinale della sua storia. L’ultima volta fu ad Usa ’94, in cui furono battuti dal Brasile di Romario prima di aggiudicarsi la finale per il terzo posto ai danni della Bulgaria. Più datato invece il prezioso risultato stabilito nei Mondiali disputati in casa del 1958, con la finale persa contro l’inarrestabile Seleçao di Pelé.

Inghilterra

«It’s coming home», ripetono da settimane i tifosi dei Tre Leoni. A distanza di 52 anni dall’unica affermazione nel Mondiale casalingo del 1966, la formazione di Southgate continua a far sognare ad occhi aperti il suo popolo. Trascinati dai gol di Kane, gli inglesi hanno chiuso il gruppo G alle spalle del Belgio, per poi imporsi agli ottavi con la Colombia. Una vittoria storica, la prima ai calci di rigore: una maledizione cancellata dai guantoni di Pickford. Il cammino verso la finale è ancora lungo, ma in Inghilterra giorno dopo giorno quel motto, “il calcio sta tornando a casa”, sembra non esser più un desiderio, ma una possibilità concreta. Sulle tracce di Sir Bobby Charlton e Geoff Hurst, per riportare nella patria del calcio il trofeo più ambito.

Russia

Ospitare la Coppa del Mondo, una medaglia dai due volti. Da un lato la possibilità di poter fare affidamento sul pubblico di casa, dall’altro il saper domare le difficoltà legate ad una pressione maggiore rispetto alle avversarie. Ne sa qualcosa la Russia del ct Cherchesov, rivelazione del gruppo A – chiuso dietro all’Uruguay dopo aver eliminato l’Egitto – e poi nella clamorosa vittoria ai calci rigori con la Spagna agli ottavi. Etichettata come una fra le peggiori nazionali ospitanti di sempre, la Russia è riuscita a ribaltare i pronostici e a scrivere un capitolo indelebile della sua breve storia calcistica. Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, infatti, mai i russi erano riusciti a centrare il traguardo dei quarti di finale.

Croazia

Fare meglio della magica nazionale del 1998, questo il difficile obiettivo in casa Croazia alla vigilia di Russia 2018. Nell’edizione francese di vent’anni or sono, i croati giocarono difatti il primo – e fino a sabato prossimo unico – quarto di finale della loro storia, vincendo con la Germania prima di essere eliminati dalla Francia padrona di casa e futura squadra campione. Ancora una volta quindi i Vatreni (letteralmente: focosi) si troveranno al cospetto del paese ospitante, con la speranza che Rakitic, Modric e compagni riescano a portare a termine la missione fallita dalla generazione dorata guidata dal talento di Suker e Boban. Un successo per tornare in semifinale a distanza di venti anni, per lanciare l’assalto alla prima finale di sempre.

Articolo a cura della redazione di Il Romanista

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