Policlinico Tor Vergata, Galleria Centrale
Viale Oxford, 81, 00133 Roma
14 maggio – 25 maggio 2024
Ingresso libero e gratuito
A cura di: Agarte – Fucina delle Arti e Fondazione Policlinico Tor Vergata
Testi critici: Alessandro Giansanti
Al Policlinico Tor Vergata un giovane artista, Lorenzo Veneri, presenta
la sua installazione pittorica e ci aiuta a riflettere sulla percezione del
corpo ed i disturbi alimentari
Da oggi fino al 25 maggio, presso la Galleria centrale del Policlinico Tor Vergata, è
esposta “Am I good enough?” una mostra immersiva tra 7 pannelli in plexiglass
dell’artista Lorenzo Veneri proposta dall’associazione e galleria Agarte – Fucina
delle Arti. Corpi appesi, leggeri, che sembrano non pesare.
Presenti all’inaugurazione il Direttore Generale ff del PTV, Prof. Andrea Magrini,
il Prof. Antonino De Lorenzo, Direttore UOC Epatologia e Nutrizione Clinica del
PTV, la Prof.ssa Rosaria Alvaro, ProRettrice delegata alle Politiche di Innovazione
Sociale della Università degli studi di Roma Tor Vergata, il curatore del progetto ed
Art Director di Agarte, Alessandro Giansanti, l’artista Lorenzo Veneri insieme a
Filippo Maria Morrone e Samuele Ricciardi del Collettivo Spinabella che hanno
curato le tracce audio ed Andrea Ranallo che si è occupato delle grafiche.
Lorenzo Veneri spiega agli astanti: “Il corpo può essere questo e molto altro ancora,
sembra variare nelle sue diverse accezioni e declinazioni in base al valore che gli
viene attribuito dalla persona che lo osserva, da quella che lo vive e da quella che lo
idealizza.
Alessandro Giansanti, curatore dell’esposizione, racconta: “Lorenzo è un giovane
creativo che colpì la mia attenzione per le implicazioni di un lavoro in particolare, quello
sui corpi. Un ragazzo del ’99 figlio dei tempi dei Social, che parla dell’impatto che
essi hanno sul nostro corpo. Era chiara la destinazione: l’opera doveva stare tra le
persone.
Ma perché proprio in un ospedale? Perché in ospedale si cura il corpo e l’anima ed
io, come curatore, mi prendo cura di qualcuno attraverso di un’opera.
Le opere sensibilizzano sull’impatto dei disturbi alimentari nella nostra società al
fine di mantenere alto il livello attenzione e di riflessione sulle tematiche attinenti alla
bulimia, anoressia e dismorfofobia.
L’esposizione riflette sulla ricerca estenuante di una bellezza effimera ed irraggiungibile
imposta dai social network, una ricerca che porta ad un senso di svalutazione e
mortificazione diventando fonte di sofferenza e di vergogna. L’opera cerca di eliminare
gli stereotipi sui quali la società si sta basando, ponendo l’accento sulle difficoltà ad
accettare la propria immagine.
L’invito è quello di recuperare una relazione empatica con le persone, reimparare ad
esprimersi con rispetto, facendo proprio un esercizio di gentilezza che contempli un
linguaggio attento, riflettendo su cosa comporti scrivere un commento violento o
aggiungerci un like che, inviati nell’etere, rimangono indelebili e non trovano conforto.
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