A Tivoli, Villa Adriana svela i segreti del calcestruzzo romano: ecco come fa a resistere da quasi duemila anni.
A quasi duemila anni dalla sua costruzione, Villa Adriana continua a raccontare la straordinaria competenza tecnica-architettonica degli antichi Romani. Stavolta non stiamo parlando di un mosaico, di una statua o di un ambiente monumentale, bensì del materiale che ha permesso al complesso di attraversare i secoli. Un nuovo studio ha individuato il meccanismo che rende il calcestruzzo romano di Villa Adriana tanto resistente, aprendo una finestra sorprendente sull’ingegneria imperiale.
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Il campione di calcestruzzo romano di Villa Adriana nascosto sotto una latrina imperiale (e che cambia la storia)
La risposta è arrivata dal collettore di scarico sotto i sedili di una latrina comune nelle strutture occidentali del Canopo, il complesso di Villa Adriana ispirato all’Egitto. Qui i ricercatori hanno prelevato un frammento di calcestruzzo rimasto in opera per circa 1.900 anni, analizzandolo con tomografie tridimensionali a raggi X, microscopi elettronici e tecniche spettroscopiche.
Lo studio, pubblicato su Science Advances, ha mostrato che il materiale non è rimasto chimicamente immobile dopo la posa. Nella miscela, composta da frammenti di lava vulcanica, pozzolana, calce e poca acqua, erano presenti particelle di ossido di calcio. A contatto con umidità e anidride carbonica, queste hanno favorito la formazione di carbonato di calcio, soprattutto calcite.
I cristalli sono cresciuti nei pori e nelle piccole fratture, restringendo gli spazi vuoti e rendendo il calcestruzzo più compatto. Il materiale ha così continuato a trasformarsi per secoli, limitando l’ingresso dell’acqua e contribuendo a richiudere le crepe più sottili.
La scoperta completa quanto già si conosceva sul ruolo della cenere vulcanica. La reazione tra pozzolana, calce e acqua produceva composti cementizi in grado di rafforzare il contatto tra malta e pietre. A Villa Adriana questo effetto ha agito insieme alla carbonatazione: la pozzolana consolidava la struttura, mentre la calcite riempiva pori e fessure in una sorta di processo di autoriparazione.
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