Via dei Coronari, elegante strada di Roma, deve il nome a un percorso inciso nella storia: scopri da dove deriva.

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Via dei Coronari è una di quelle strade di Roma che sembrano nate per essere percorse lentamente. Elegante, centrale, piena di palazzi storici e botteghe dal fascino atavico, collega ancora oggi l’area di Piazza Navona al cuore del rione Ponte. Ma dietro il suo nome raffinato si nasconde una storia molto concreta, fatta di pellegrini, rosari, immagini sacre e commercio popolare: un piccolo racconto medievale rimasto impresso nella toponomastica della città. Forse l’avete già intuito, ma qual è la storia che si nasconde dietro il suo nome?

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Dai pellegrini ai “coronari”: l’origine del nome di Via dei Coronari, la strada elegante tra antiquari, palazzi e cortigiane

Prima di chiamarsi Via dei Coronari, questa strada era nota come Via Recta. Il nome non era casuale: nel groviglio di vicoli della Roma medievale, il suo andamento regolare la rendeva una via particolarmente comoda e diretta. Era infatti uno dei percorsi più rapidi per raggiungere San Pietro, soprattutto per chi arrivava dal Porto di Ripetta e si dirigeva verso il ponte e poi verso il Vaticano.

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Proprio il passaggio continuo dei pellegrini trasformò la strada in un piccolo mercato religioso a cielo aperto. Qui si stabilirono venditori di oggetti sacri, immagini devozionali e soprattutto di corone del rosario. Da quelle “corone” deriva il termine “coronari”, per riferirsi ai venditori che diedero alla strada il nome che conserva ancora oggi.

Con il tempo Via dei Coronari ha cambiato volto senza perdere identità. Nel Rinascimento era divisa in zone con nomi diversi, come Scorticlaria, legata ai venditori di cuoio, e Immagine di Ponte, dal celebre tabernacolo realizzato nel Cinquecento.

Oggi è ricordata soprattutto per le botteghe di antiquariato, i palazzi rinascimentali, le edicole sacre e luoghi come Palazzo del Drago, Palazzo Salimei e la Casa di Fiammetta, legata alla celebre cortigiana romana. Una strada breve, circa 500 metri, ma densissima di storie. A partire da quella che le ha dato il nome.

Photo Credits: Annarita Canalella