A Trastevere c’è un curioso monumento dedicato a Belli: il poeta è raffigurato con cilindro e bastone, appoggiato al Ponte Fabricio.
A Trastevere avrete sicuramente visto un monumento che sembra raccontare una scena di vita romana più che celebrare un personaggio illustre: protagonista è Giuseppe Gioachino Belli, il grande poeta della Roma popolare, raffigurato con cilindro e bastone mentre si appoggia alla spalletta del Ponte Fabricio. Un’immagine curiosa, familiare e profondamente legata alla città che Belli raccontò nei suoi versi.
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Perché nel monumento di Trastevere Giuseppe Gioacchino Belli è raffigurato appoggiato al Ponte Fabricio
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il monumento si trova in Piazza Giuseppe Gioachino Belli e fu inaugurato il 4 maggio 1913, alla presenza del sindaco di allora, Ernesto Nathan. A realizzarlo fu lo scultore siciliano Michele Tripisciano, vincitore del concorso bandito nel 1911. L’opera, tra l’altro, nacque anche grazie a una sottoscrizione popolare e a iniziative teatrali organizzate per raccogliere il denaro necessario.
Tripisciano evitò la classica posa celebrativa: Belli appare quasi sorpreso durante una passeggiata, appoggiato alla spalletta del Ponte Fabricio, riconoscibile dall’erma quadrifronte dei celebri “Quattro Capi”.
Tutto il monumento riesce ad essere un piccolo racconto di Roma. Sul basamento compaiono il Tevere, la Lupa con Romolo e Remo e Pasquino circondato dai popolani, mentre ai lati due fontane completano la composizione.
C’è persino un dettaglio che nel tempo si è trasformato in una vera e propria leggenda urbana: il bastone originale di Belli era di legno, ma veniva continuamente rubato come souvenir. Dopo varie sostituzioni si decise quindi di realizzarlo in ferro, fissarlo con del cemento e dipingerlo di nero per simulare l’ebano. Un particolare perfettamente in sintonia con quel carattere ironico e popolare che rende il monumento ancora oggi così “romano”.
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