Nei vicoli più autentici di Trastevere, lontano dalle mete più affollate del turismo romano, esiste una chiesa che custodisce storie e opere d’arte inattese: al suo interno convivono infatti un’opera inquietante firmata da Gian Lorenzo Bernini e un dipinto poco conosciuto ma ricco di fascino. Si trova lungo via della Lungara e, dietro una facciata sobria, conserva testimonianze artistiche sorprendenti
San Giacomo alla Lungara, una chiesa di Trastevere che conserva un dipinto del Raffaellino e una macabra “memoria” di Bernini
La chiesa di San Giacomo alla Lungara si trova nel cuore di Trastevere, poco oltre Porta Settimiana, lungo quella che in passato era una via importante per i pellegrini diretti verso la basilica di San Pietro. Le prime testimonianze documentarie dell’edificio risalgono al XIII secolo, ma è probabile che le sue origini siano ancora più antiche, forse già nell’VIII o IX secolo.
LEGGI ANCHE: — Il mistero della “Madonna che parla” a Trastevere: qual è la chiesa che la custodisce
Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diverse trasformazioni architettoniche. Nel Cinquecento l’architetto Luigi Arrigucci intervenne riducendo le navate da tre a una e modificando l’impianto interno, mentre restauri successivi ne hanno definito l’aspetto attuale, semplice e raccolto. Proprio questa sobrietà contribuisce a creare un’atmosfera particolarmente suggestiva, quasi inattesa nel panorama monumentale romano.
L’opera più sorprendente all’interno della chiesa è il grande dipinto dedicato a San Giacomo Apostolo, collocato sull’altare maggiore. Fu realizzato dal pittore viterbese Giovanni Francesco Romanelli, noto come “Raffaellino”, artista del Seicento legato alla tradizione pittorica emiliana e romana. L’affresco mostra il santo in un momento di intensa spiritualità, circondato da figure angeliche, anche se oggi il tempo ha visto attenuarsi la brillantezza originaria dei colori.
Accanto a questo dipinto si trova però l’opera che più colpisce i visitatori: la Memoria funebre di Ippolito Merenda, realizzata da Gian Lorenzo Bernini. Si tratta di un monumento funebre decisamente insolito: una grande lastra marmorea che sembra un lenzuolo mosso dal vento, sostenuta da uno scheletro alato che emerge dalla parete. L’effetto è potente e quasi teatrale, perfettamente in linea con il linguaggio barocco di Bernini, ma al tempo stesso sorprendentemente macabro.
È proprio questo contrasto – tra spiritualità, arte barocca e suggestione funebre – a rendere San Giacomo alla Lungara uno dei piccoli tesori nascosti di Roma, capace di sorprendere anche chi pensa di conoscere già la città.
Photo Credits: Alessia Malorgio