Durante i lavori per il nuovo termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba, è emerso un tratto di strada basolata romana che ha portato alla sospensione temporanea degli scavi nell’area interessata. I comitati dei cittadini denunciano il rischio di danni a un percorso antico ben più esteso e chiedono il blocco totale del cantiere, mentre il Campidoglio minimizza parlando di un ritrovamento limitato e perimetrale.
A meno di un mese dall’avvio ufficiale dei cantieri, l’ombra dell’archeologia si allunga sul futuro del termovalorizzatore di Roma. Durante le operazioni di scavo a Santa Palomba, è emersa una porzione di strada basolata di epoca romana. Il ritrovamento, avvenuto mercoledì 10 giugno sotto la supervisione dell’archeologo di cantiere, ha riacceso immediatamente le polveri della contestazione sul mega-impianto da un miliardo di euro destinato a trattare 600mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all’anno.
Se per il Campidoglio si tratta di un’infrastruttura vitale per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale, per i comitati territoriali è la conferma che l’area nasconde un patrimonio storico da vincolare e proteggere.
La versione di Roma Capitale: “Area limitata e stop temporaneo”
L’amministrazione capitolina ha confermato ufficialmente il ritrovamento della strada antica, precisando che sono già state effettuate le operazioni di pulizia per consentire i rilievi scientifici. La Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia, Belle Arti e Paesaggistica ha effettuato un primo sopralluogo per valutare il da farsi.
I lavori sono stati temporaneamente sospesi, ma solo ed esclusivamente nel punto interessato dal ritrovamento. Dal Campidoglio ridimensionano la portata della scoperta, parlando di un’area “molto limitata e perimetrale” che non dovrebbe compromettere l’impianto generale dell’opera.
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La denuncia dei comitati: “C’è un secondo tratto, danno di 200 metri”
Di tutt’altro avviso è l’Unione dei Comitati contro l’inceneritore, che dal 15 giugno ha avviato un presidio a oltranza davanti ai cancelli del cantiere. Gli attivisti hanno rilanciato la notizia parlando di un ritrovamento “al centro del sito di AMA” e, pochi giorni dopo, hanno diffuso un secondo e ancora più pesante aggiornamento.
Secondo la ricostruzione della rete civica, sarebbe stato individuato un secondo tratto di strada basolata a ridosso del Casale della Massimetta. I due segmenti presenterebbero lo stesso orientamento, suggerendo che gli sterri delle settimane precedenti abbiano in realtà impattato circa 200 metri di un’antica via romana. I comitati parlano apertamente di un “danno archeologico che si poteva evitare” se le passate segnalazioni fossero state ascoltate. La battaglia si è immediatamente spostata sul piano legale e istituzionale. I comitati hanno annunciato l’invio di un secondo esposto-denuncia indirizzato al ministro della Cultura Alessandro Giuli, inviato per conoscenza anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Premier Giorgia Meloni.
Da polo industriale a Parco Archeologico?
Il destino dell’area resta al centro di una profonda spaccatura politica. Il progetto industriale prevede in realtà anche un “Parco dell’Economia Circolare” con spazi di coworking, una serra e un giardino pubblico.
Una compensazione verde che però non basta ai contrari. L’Unione contro l’inceneritore rilancia infatti una proposta alternativa radicale: trasformare l’intero quadrante di Santa Palomba nel Parco archeologico-naturalistico “Ettore Ronconi”, riconvertendo l’area in uno spazio di tutela storica e ambientale anziché in un polo per il trattamento dei rifiuti.
Cosa succede adesso?
Il ritrovamento del basolato non si traduce automaticamente in uno stop definitivo al termovalorizzatore, ma obbliga le istituzioni a muoversi con estrema cautela. Saranno le prossime verifiche e le prescrizioni della Soprintendenza a stabilire come i costruttori dovranno comportarsi. In un’opera così strategica e contestata, anche pochi metri di storia antica rischiano di riscrivere il cronoprogramma del Campidoglio.
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