Dal 1° ottobre 2026 al 14 maggio 2027, Teatrosophia apre il suo ottavo anno di attività con una stagione composta da 19 titoli, costruita attorno a un’idea precisa: restituire al teatro il tempo necessario per far crescere gli spettacoli, le relazioni tra gli artisti e il rapporto con il pubblico.
La nuova stagione 2026/2027 è stata presentata alla presenza delle compagnie, della stampa e degli spettatori. A guidare l’incontro è stato il direttore artistico Guido Lomoro, affiancato da Sabrina Sacchelli e Gennaro Russo, in un appuntamento di circa settanta minuti che ha delineato la nuova direzione del teatro.
Non un semplice calendario di appuntamenti, dunque, ma una vera e propria trama di spettacoli, persone, idee e percorsi. È questo il concetto che Teatrosophia vuole portare avanti nell’ottavo anno di attività: fare della stagione un percorso nel quale gli artisti possano tornare, incontrarsi e sviluppare relazioni creative, mentre gli spettatori sono chiamati a diventare parte di una comunità.
Il tempo come elemento centrale della stagione
In un momento in cui la programmazione teatrale tende sempre più spesso a comprimere la durata degli spettacoli e a moltiplicare le proposte, Teatrosophia sceglie di mettere il tempo al centro.
Il primo filo della stagione riguarda infatti proprio la durata: uno spettacolo, secondo la visione del teatro, non si esaurisce nel debutto, ma cambia replica dopo replica grazie all’incontro con il pubblico.
Il secondo filo riguarda gli artisti e la necessità di costruire relazioni creative continuative. Il terzo è invece quello del pubblico, chiamato non soltanto ad assistere, ma ad attraversare una stagione, ritrovando artisti e linguaggi e scoprendo connessioni tra spettacoli apparentemente diversi.
Una filosofia che trova una sintesi nella frase scelta da Teatrosophia per raccontare il nuovo percorso: non un calendario, ma un tessuto di esperienze; non una successione di eventi, ma una geografia di legami.
Tra i protagonisti della stagione ci sono anche Evelina Nazzari, Gianni De Feo, Mauro Toscanelli e Patrizia Schiavo, accanto a numerosi giovani artisti e compagnie.
Ottobre: poesia, perfezione, folklore e incomunicabilità
Il sipario sulla nuova stagione si alza dal 1° al 4 ottobre con Senza Fine – Quando i poeti cantano, scritto e interpretato da Gianni De Feo, con testi poetici di Roberto Rinaldi e arrangiamenti musicali di Adriano D’Amico, produzione Florian Metateatro.
Lo spettacolo attraversa il kabarett berlinese di Kurt Weill e Marlene Dietrich, l’ironia di Bertolt Brecht e la canzone d’autore italiana, da De André a Tenco, passando per Dalida e Mia Martini. Un percorso tra canzoni e poesia pensato anche per un ascolto “a occhi chiusi”.
Dal 6 all’11 ottobre torna Oltre lo Specchio della Compagnia Australe, firmato da Noemi Miranda, Federico Dioguardi e Matteo Fasanella, che ne cura la regia. In scena Nunzia Ambrosio, Antonio Buonocunto, Carmelita Luciani e Lorenzo Martinelli.
La domanda è semplice solo in apparenza: meglio essere perfetti o essere felici? Marco, Chiara e Giulia si muovono all’interno di un’agenzia di marketing dove bellezza, performance e immagine diventano strumenti di potere.
Dal 15 al 18 ottobre arriva invece Visioni, scritto e diretto da Maria Letizia Chezza e Luca Falleri, anche interpreti insieme a Dalila Di Palma, Pasquale Martinazzo e Irene Macuz, per Storie di Piazza. Shakespeare incontra il folklore salentino e quello dell’Alta Valle del Tevere, in uno spettacolo che mescola prosa, teatro fisico, musica e canti corali.
Chiude ottobre Voyeurs di Luigi Amendola, in scena dal 22 al 25 ottobre e dal 28 ottobre al 1° novembre, con regia e drammaturgia musicale di Mauro Toscanelli. Sette personaggi si incontrano in una strada di periferia, ma sembrano incapaci di entrare davvero in relazione. Un testo degli anni Novanta che torna a parlare di individualismo, incomunicabilità e solitudine.
Novembre tra improvvisazione, new wave e Don Chisciotte
Novembre si apre con il ritorno di Naked – Studi Nudi di Improvvisazione Teatrale, forte del successo della precedente stagione. Patrizio Cossa e Fabrizio Lobello, diretti da Giorgia Giuntoli, costruiscono ogni sera uno spettacolo senza testo scritto, scenografia, costumi o quarta parete.
Dal 18 al 22 novembre è la volta di Narciso Superstar, liberamente tratto dal romanzo di Giorgio Gigliotti, con adattamento e regia di Guido Lomoro. Tiziano Di Sora e Francesco Giannotti, insieme alle danzatrici Sara Ferrigno e Virginia Picchi, raccontano il viaggio di Narciso dalla Calabria a New York e Roma attraverso gli anni Ottanta e Novanta, tra amori, eccessi, paternità e new wave.
Dal 26 al 29 novembre arriva Don Chisciotte di Adriano D’Amico, anche interprete insieme a Claudio Panzironi e Caterina Mattia, con la regia di Jolanda D’Amico. La vicenda del cavaliere errante e del fedele Sancio Panza torna in scena attraverso la sua ostinata capacità di continuare a credere nei propri ideali, anche quando la realtà sembra smentirli.
Dicembre, dalle periferie di Los Angeles alla ricerca di una rinascita
Il mese di dicembre cambia registro.
Dal 3 al 6 dicembre, Soft White Underbelly, con la drammaturgia, le luci e la regia di Massimiliano Vado, porta sul palcoscenico le vite ai margini di Skid Row, il quartiere dei senzatetto di Los Angeles.
Ispirato al progetto fotografico di Mark Laita, lo spettacolo utilizza testimonianze reali trasformate in monologhi, dando voce a persone alle prese con disagio, fragilità e solitudine.
Dal 17 al 20 dicembre, Like the Avengers, adattato e diretto da Matteo Fasanella, mette invece insieme comicità, grottesco e fragilità. In uno spazio sospeso tra realtà e surreale, Chiara accoglie un gruppo di persone eccentriche, ciascuna alla ricerca di una possibilità di rinascita.
Lo spettacolo tornerà anche il 31 dicembre, con una serata speciale per accompagnare il pubblico verso il nuovo anno.
Il 2027 tra thriller psicologico, Saramago e amori irrisolti
Il nuovo anno si apre con Alters, in scena dal 14 al 17 gennaio. Il thriller psicologico di Marianna Adamo, interpretato dalla stessa autrice insieme a Matteo Fasanella, porta il pubblico all’interno di una REMS.
Filippo e Nina sostengono entrambi di essere lo psichiatra chiamato a curare l’altro. Un duello verbale in cui diventano sempre più difficili da distinguere realtà e delirio, colpa e innocenza, vendetta e giustizia.
Dal 21 al 24 e dal 28 al 31 gennaio, Le intermittenze della morte, liberamente tratto dal romanzo di José Saramago, affronta invece il tema della morte attraverso un paradosso: in un Paese senza nome, improvvisamente nessuno muore più.
La regia è di Valentina Cognatti e in scena ci sono Serena Borelli, Martina Grandin e Alessandro Moser, per una coproduzione Margot Theatre Company e Teatrosophia.
A febbraio, dal 10 al 13, Vista Mare di Rosario Tronnolone, con Stefano Licci e Cristiano Migali, racconta il ritorno di due ex amanti in un bar affacciato sul mare. Due anni dopo la fine della loro relazione, parole e silenzi riportano a galla desideri, rancori e questioni rimaste senza risposta.
Dal 18 al 21 e dal 25 al 28 febbraio arriva invece I Figli del Poeta (Giulietta, Romeo e gli altri), diretto da Guido Lomoro. Sabrina Sacchelli, Tiziano Di Sora, Bruno Petrosino, Gabriel Durastanti e Gennaro Russo riportano in scena i personaggi shakespeariani dopo la tragedia, in un non-luogo sospeso tra vita e morte. La domanda è quella che resta dopo ogni tragedia: quanto dipende dal destino e quanto dalle nostre scelte?
Marzo, due donne che hanno sfidato il proprio tempo
Marzo mette al centro due figure femminili molto diverse.
Dal 4 al 7 e dall’11 al 14 marzo, Patrizia Schiavo interpreta e dirige Sparano a Maria di Giuliano Compagno, dedicato a Maria Plozner Mentil, portatrice carnica durante la Prima guerra mondiale.
Maria, madre di quattro figli e moglie di un soldato impegnato sul fronte, continuò a trasportare viveri, armi e munizioni verso le trincee fino alla morte, avvenuta il 15 febbraio 1916 per mano di un cecchino. Nel 1997 le fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Dal 18 al 21 marzo, La Stella – Il volo di Amelia racconta invece Amelia Earhart, la pioniera dell’aviazione scomparsa nel Pacifico nel 1937. Lo spettacolo nasce dal progetto Free Women Suite di Andrea Balzola e Beatrice Schiaffino, con testo di Balzola, interpretazione di Schiaffino e regia di Matteo Fasanella.
Aprile tra futuro, Alan Turing e mondi post-apocalittici
Ad aprile la stagione guarda ancora più decisamente al futuro.
Dall’8 all’11 aprile, A un “metro” da…, progetto di e con Milena Aldini, Alessio Corso, Stefania Cancelliere, Claudia Mieli e Gennaro Russo, parte da una domanda: cosa succede quando una vita costruita sulla velocità è costretta improvvisamente a fermarsi?
Dal 14 al 18 aprile, Biancaneve non si sveglia si ispira alla vita di Alan Turing. Gabriele Cantando Pascali e Maria Concetta Borgese sono diretti da Guido Lomoro in un racconto che intreccia la vicenda reale del matematico britannico con la fiaba di Biancaneve, tra parola, movimento e dimensione onirica.
Dal 22 al 25 aprile, Deep di Giuseppe Coppola e Massimiliano Viola, con Coppola anche alla regia e Andrea Lam in scena, immagina un futuro post-apocalittico dopo una bomba atomica esplosa nel 2030. In un mondo in cui l’acqua è diventata una risorsa rarissima, due giovani si incontrano davanti a uno degli ultimi pozzi.
TU! – Tecnologia Umana: il finale della stagione
La stagione si conclude dal 12 maggio con TU! – Tecnologia Umana, produzione Teatrosophia, scritto e diretto da Matteo Fasanella.
In scena Gianni De Feo, Evelina Nazzari, Serena Borelli, Mauro Toscanelli e Antonio Buonocunto, artisti provenienti da percorsi differenti che si incontrano in un progetto pensato proprio per incarnare uno dei principi della nuova stagione: la possibilità di costruire relazioni creative durature.
La storia è ambientata nel 2101, dieci anni dopo la Terza guerra mondiale, in una società nella quale il contatto umano è quasi scomparso e le esperienze passano attraverso il digitale. Quando un giovane divulgatore sceglie l’abbattimento dell’ultimo archivio culturale fisico della Terra come scenario per una diretta, quattro figure del passato — Louis Jouvet, Marguerite Yourcenar, Stefan Zweig e Mary Shelley — fanno irruzione nel suo mondo.
Il loro arrivo diventa l’occasione per interrogarsi sul valore della memoria, della creatività, della condivisione e del tempo, elementi che attraversano l’intera stagione.
Diciannove spettacoli, una stagione costruita sulle relazioni
Dalla poesia alla musica, dall’improvvisazione al teatro fisico, dal thriller alla drammaturgia contemporanea, dalle grandi figure della storia alle distopie sul futuro, il cartellone 2026/2027 attraversa linguaggi e temi molto diversi.
Il filo che li unisce, però, è uno: il tempo necessario perché un incontro possa trasformarsi in una relazione.
È questa l’idea con cui Teatrosophia affronta il suo ottavo anno: non soltanto ospitare spettacoli, ma creare le condizioni perché artisti e pubblico possano incontrarsi più volte, riconoscersi e costruire insieme un’esperienza che non finisca con l’ultima replica.
Diciannove titoli, un solo filo conduttore: il tempo necessario perché l’incontro tra artisti, linguaggi e pubblico possa trasformarsi in qualcosa di autentico.
