Conosci la classica espressione romana “Te do’ ‘na sveglia”? Ecco da dove nasce (c’entrano la storia di Roma, la chiesa e le ‘messe coatte’).

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Dietro le espressioni quotidiane che si sentono ogni giorno per le strade della Capitale spesso si nascondono storie antiche dai risvolti davvero interessanti, come quella che sta dietro la frase “Te do’ ‘na sveglia”. Oggi suona come un modo colorito per minacciare una lezione o qualche schiaffo, ma secondo la tradizione pare che affondi le sue radici in un contesto molto preciso: quello della Roma pontificia, delle chiese e delle messe coatte.

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Dal modo di dire alla Roma del ghetto: da dove nasce l’espressione ‘Te do’ ‘na sveglia’?

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. In romanesco, “dare una sveglia” può avere un doppio senso: da una parte vuol dire scuotere qualcuno, farlo riprendere; dall’altra, in modo molto più concreto, allude a minacciare botte o scappellotti.

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La tradizione popolare collega questa espressione alla zona dell’antico ghetto ebraico di Roma, nei pressi della chiesa di San Gregorio a Ponte Quattro Capi. In età pontificia, attorno al ghetto sorsero diverse chiese, segno visibile di una pressione religiosa e politica esercitata dal potere papale sulla comunità ebraica.

Proprio in questi luoghi si tenevano le cosiddette “messe coatte”, ovvero delle celebrazioni alle quali gli ebrei erano costretti ad assistere pur non essendo cristiani. Per sottrarsi almeno all’ascolto delle prediche, molti di loro utilizzavano dei tappi di cera nelle orecchie. Le funzioni però potevano durare a lungo e qualcuno finiva inevitabilmente per addormentarsi. A quel punto intervenivano le guardie pontificie, incaricate di “svegliare” i presenti con campanacci e, talvolta, con qualche schiaffo ben assestato.

Ed è proprio da qui che sembra essere nata l’espressione “te do’ ‘na sveglia”, per indicare un risveglio non solo rumoroso, ma anche piuttosto movimentato.

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