Il 17, in Italia, è il numero sfortunato per eccellenza: una superstizione che affonda le radici nell’antica Roma.

loading

Tra i numeri che più fanno storcere il naso agli italiani, il 17 occupa un posto speciale. C’è chi evita di sedersi al posto numero 17, chi guarda con sospetto il venerdì 17 e chi lo considera semplicemente un numero “che porta male”. Ma dietro questa paura non c’è solo una credenza popolare moderna: l’origine del 17 come numero sfortunato viene spesso collegata all’antica Roma.

LEGGI ANCHE: Italia di Moda al MAXXI: la fotografia incontra la moda

Il numero 17 “porta sfortuna” dai tempi dell’Antica roma

Per capire la superstizione bisogna partire da come i romani scrivevano il numero 17: XVII. A prima vista sembra una normale combinazione di cifre. Ma, secondo la tradizione, il problema nasceva dal fatto che quelle quattro lettere potevano essere anagrammate formando la parola VIXI.

In latino, vixi significa “ho vissuto”. Una frase apparentemente innocua, ma che nel mondo romano poteva avere un significato molto più cupo. Dire “ho vissuto”, infatti, equivaleva a dire: “la mia vita è finita. Era una formula collegata alla morte, al passato concluso, alla dimensione funeraria. Non a caso l’espressione poteva comparire anche sulle tombe.

LEGGI ANCHE: Sapienza, la statua di Minerva e la leggenda dello sguardo che porta sfortuna

Da qui il corto circuito simbolico: XVII non era più solo un numero, ma diventava il possibile specchio di una parola funebre. Il 17, quindi, veniva percepito come un segnale di cattivo auspicio non per una proprietà magica, ma per un’associazione linguistica.

Con il passare dei secoli, il significato originario si è semplificato. Pochi pensano ancora a XVII e VIXI, ma il numero è rimasto nel repertorio della scaramanzia quotidiana. Il caso più noto è il venerdì 17, giornata che molti associano a incidenti, imprevisti e cattivi presagi.

E Roma, anche stavolta, ha lasciato una traccia lunga: non solo monumenti e strade, ma perfino una paura arrivata fino a noi.

Photo Credits: Shutterstock