Storia del Muro Torto a Roma: sai perché si chiama così?

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Quanto ne sapete sul Muro Torto? L'antica costruzione nel centro di Roma ha una leggenda agghiacciante che aleggia intorno al suo nome...
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Il Muro Torto si trova fra il Pincio e Villa Borghese. Costituiva il tratto delle mura Aureliane compreso fra Porta Pinciana e Porta Flaminia – quest’ultima non più esistente. Tuttavia questo particolare muro è assai più antico rispetto al resto della cinta muraria voluta dall’imperatore nel III sec. d.C: risale, infatti, all’età repubblicana.

Probabilmente il muro apparteneva ad una delle ville gentilizie che si trovavano sul colle a quell’epoca: le ville degli Anicii, degli Acilii e dei Pinci (dai quali proviene, appunto, il nome del Pincio).

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La caratteristica peculiare del Muro Torto è quella di essere storto – appunto – vale a dire in pendenza. Basta un’occhiata per accorgersene: il muro è inclinato e sembra stia per piombare a terra da un momento all’altro. Eppure, come abbiamo detto, circa 20 secoli di storia ancora non lo hanno visto crollare.

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Naturalmente un fenomeno singolare come un muro storto che, però, non cade merita una degna storia per spiegarne le origini.

Secondo la leggenda, fu un fulmine a rendere storto il muro, colpendolo nel giorno della crocifissione di Pietro – che si credeva fosse avvenuta al Gianicolo, mentre le sue reliquie furono poste dove oggi si trova il Vaticano.

La fantasia popolare ha fatto presto a ricamarci su e nei secoli si sono alternate diverse teorie e leggende riguardanti il Muro Torto e tutta la zona lì intorno. Le storie che vi sono legate hanno tutte un tratto in comune: sono spaventose!

Probabilmente fu complice il fatto che in quei pressi, nella periodo della Roma pontificia, si usasse seppellire ladri, vagabondi, suicidi e prostitute. 

Dunque nel Medioevo tutta la zona era conosciuta come “Contrada del Muro Malo” e si credeva che gli spiriti dei peccatori seppelliti lì continuassero a frequentare quei luoghi, terrorizzando i cittadini che vi si avventuravano.

Ogni epoca ha avuto i suoi “dannati preferiti”: se per un certo periodo si è temuto il fantasma del terribile imperatore Nerone, più avanti si disse che lì aleggiassero gli spiriti dei carbonari Targhini e Montanari, accusati di omicidio e decapitati nel 1825 da Mastro Titta. Le due anime in pena avrebbero continuato a vagare in quei luoghi in cerca di vendetta poiché giustiziati “senza prove e senza difesa”.

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