Spring Attitude Festival: una primavera lunga dieci anni

Spring Attitude, uno dei più longevi festival musicali di Roma, compie dieci anni. Visto il panorama dell’imprenditoria musicale romana, lasciato a iniziative personali, non sistematiche e a volte piratesche, viene da gridare al miracolo davanti ad un festival di musica che da dieci anni porta avanti un discorso sonoro.

Roma non brilla per iniziative musicali, o meglio, brilla, ma in un modo tutto suo. Le cause sono molteplici: istituzionali, culturali, imprenditoriali. Mentre il business della musica dal vivo continua a crescere, a Roma non esiste un luogo nato per i grandi concerti (a meno che non si parli di musica classica). Gli artisti sono costretti a suonare in stadi, capannoni, ippodromi, ex caserme, ex ospedali, ex dogane. Spazi temporanei al centro dei quali non c’è certamente la qualità dell’audio o dell’esperienza del pubblico che vuole godersi un concerto.

Spring Attitude è un festival di musica nato nel 2009, influenzato da un certo modo europeo di pensare i festival. Un’esperienza in cui la musica è regina, ma è tangenziale ad altri contenuti e altre arti. Un caso unico, la versione romana di un festival europeo, che tradotto in termini pratici vuol dire molto più complicata e faticosa da organizzare. Tradotto in termini artistici vuol dire saper tenere un occhio sul mondo e l’altro sull’Italia.

Impossibile pensare che dopo due lustri di ricerca artistica, contatto con il pubblico e rilevanza italiana, Spring Attitude sia immune alle correnti che la cultura sta vivendo in questo avvio di secolo. L’attesa di un futuro che tarda a prendere una forma riconoscibile e l’antico che tarda a tramontare, sembrano attraversare anche la proposta di Spring Attitude per il 2019.

Un sentire sano quello della decima edizione del festival romano, che lo rende ancora più contemporaneo. Così, l’attesa che tiene in tensione la produzione culturale e musicale, vive anche nella line up che il riempirà il MAXXI di Roma l’11 e il 12 ottobre. Una line up che va dal vecchio marinaio nel mare dei suoni Laurent Garnier, al giovane che corre tanto che gli lacrimano gli occhi, Il Tre. Da canuto Andy Weatherall, artefice del suono degli anni ’90, al futuro senza un futuro di Massimo Pericolo. L’unione sovranazionale caratteristica della musica elettronica e dance degli anni ’90, affiancata al localismo del nuovo rap italiano. Nel mezzo tanti ospiti, su tre palchi all’interno e all’esterno del MAXXI. Nazionale e locale, antico e nuovo. Tensioni forti che raccontano l’attesa di un future shock ormai urgente quanto atteso.

Roma è sgangherata, smarrita, sfilacciata, ma ci sono luoghi e persone che provano un futuro. Idee traccianti a metà strada fra imprenditoria e musica, fra luoghi istituzionali e controcultura. Fra il passato che, in special modo da Roma, non vuol sapere di andarsene e il futuro lasciato sull’uscio. Visibile certo, ma ancora non benvenuto.

Spring Attitude arriva alla decima edizione e, dopo anni di aderenza organica alla musica e alle arti ad essa tangenziali, non può sottrarsi allo smarrimento postmoderno. Nello stesso tempo non può sottrarsi neanche al ruolo di festival che da dieci anni propone la sua visione del presente, delle cose che suonano bene insieme.