Sora Lella aiutò gli ebrei durante l’occupazione nazista a Roma: tra paura e rastrellamenti, una storia di coraggio e solidarietà.
La Seconda Guerra Mondiale è stato uno dei momenti più drammatici della storia della Capitale e, nel cuore di una Roma occupata e ferita, tra rastrellamenti e paura, si intrecciano numerose storie di coraggio silenzioso e solidarietà quotidiana. È la Roma che resisteva, fatta di gesti semplici ma decisivi. Tra questi, quello della Sora Lella, al secolo Elena Fabrizi, figura popolare e vero e proprio simbolo della città, legata a una vicenda che affonda le radici nei giorni più bui dell’occupazione nazista e che la vide coinvolta in prima persona nel dare una mano agli ebrei perseguitati.
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Sora Lella e gli ebrei di Roma: il rifugio segreto dell’Isola Tiberina
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Durante l’occupazione tedesca di Roma e il rastrellamento del Ghetto del 16 ottobre 1943, l’Ospedale Fatebenefratelli divenne un luogo di salvezza per molti ebrei romani. Nei sotterranei dell’edificio, in diverse stanze isolate e nascoste, vennero accolte decine di persone in fuga. Qui, tra paura e speranza, si attivò una straordinaria rete di aiuto che coinvolse medici, infermieri e cittadini comuni. Tra questi anche la giovane Elena Fabrizi, futura Sora Lella, che portava cibo agli ebrei nascosti, condividendo quel poco che aveva.
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Furono azioni spontanee della popolazione locale, accanto alle quali si svilupparono strategie più strutturate per proteggere i perseguitati. Il medico Giovanni Borromeo, ad esempio, inventò il cosiddetto “morbo di K”, una malattia inesistente ma ritenuta altamente contagiosa dai nazisti, che permise di nascondere gli ebrei nei reparti d’isolamento.
Anche la famiglia della Sora Lella contribuì, ospitando clandestinamente una famiglia ebrea e affrontando rischi terribili, come le pressioni delle SS che occupavano Roma. Una città che resisteva, con tutte le sue forze, agli orrori del nazifascismo.


